Nel 49d.c Gesù era a Roma e fece espellere gli ebrei

Appuntamento settimanale con Alessandro De Angelis autore del volume "Cristo il Romano"

pubblicato il 22/06/2016 in Arte e Cultura da Valentina Roselli
Condividi su:
Valentina Roselli

Dott. De Angelis riprendiamo con le sue scoperte.  Gesù, era secondo lei di sangue romano,  imparentato con tutti gli imperatori della sua epoca, compreso Claudio e Nerone suoi cugini e Cesare Augusto zio di Giuseppe e quindi anche di Gesù. Ma se Gesù era in maggior parte di sangue romano ed imparentato con gli imperatori, possibile che non sia mai stato a Roma?

Sembra pazzesco, ma Gesù lo abbiamo ritrovato a Roma quando era imperatore suo cugino Claudio. Gaio Svetonio Tranquillo (70-126 d.C.), scrittore romano d’età imperiale, in un passo della biografia di Claudio, imperatore dal 41 al 54 d.C., riferisce di alcuni disordini provocati dai Giudei su istigazione di un certo Chrestus, per i quali l’imperatore emise un mandato di espulsione.
Il testo, nell’originale latino presente in Vita Claudii, 25.4, recita: – Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantis Roma expulit, la cui traduzione in italiano è: “[Claudio] espulse dalla città i Giudei che per istigazione di Cresto erano continua causa di disordine”
Lo storico cristiano Paolo Orosio (Historiae adversus paganos VII, 6, 15-16), vissuto a cavallo tra il IV e V secolo d.C., parla di questo scritto di Svetonio che si riferisce all’espulsione da Roma dei Giudei avvenuta nel 49 d.C. su istigazione di un certo Chrestus, da alcuni visto come un sobillatore, da altri identificato con il Cristo dei vangeli (secondo questa seconda interpretazione, i Giudei “cristiani” sarebbero stati istigati dalla sua dottrina).
Il termine deriverebbe dal greco krestòs, che significa “buono”, “valente”, “virtuoso” , anche in senso morale. La lettura del termine Chrestus non è apparentemente così scontata: difatti in epoca imperiale era presente un’ambivalenza tra la lettera iota (pronunziata come un “i” italiana) ed eta (pronunziata come una “e”). Tale fenomeno comportava che la forma scritta Chrestus veniva nel parlato pronunziata come Christus.
L’apologeta cristiano Paolo Orosio (375-420 ca.), discepolo e collaboratore di sant’Agostino, riporta il passo di Svetonio nelle sue Historiae adversus paganos (ultimate poco prima di morire), rimanendone colpito e informandoci che di questa vicenda aveva parlato anche Giuseppe Flavio nelle sue opere:
“Nel nono anno dello stesso regno, racconta Giuseppe che per ordine di Claudio i giudei furono espulsi dall’Urbe. Ma più mi colpisce Svetonio, che si esprime così: “Claudio espulse da Roma i Giudei in continuo tumulto per istigazione di Cristo”; dove non si riesce a capire se egli ordinò di infrenare e di reprimere i giudei tumultuanti contro Cristo, oppure se volle che anche i cristiani fossero espulsi con essi, come gente di religione affine” (Historiae adversus paganos VII 6,15-16).
Dalla testimonianza dello storiografo cristiano, veniamo a sapere che anche Giuseppe Flavio in un brano delle sue opere, riferiva dell’espulsione dei Giudei da Roma, avvenuta nell’anno 49 sotto il regno di Claudio. Negli scritti di G Flavio questo passaggio è stato tagliato dai padri amanuensi, a dimostrazione che era pericoloso e che volevano coprire il fatto che Gesù fu a Roma  e causa dell'espulsione dei giudei. Orosio infatti ha il dubbio che i tumulti creati dai giudei siano addirittura contro Cristo, ma a parte questo, egli identifica Chrestus con Cristo. Che Gesù fosse soprannominato Cristo lo sappiamo da G. Flavio in Antichità giudaiche, XX, 200:
Così (il sommo sacerdote Anano) convocò i giudici del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era soprannominato Cristo, e certi altri, con l’accusa di avere trasgredito la Legge, e li consegnò perché fossero lapidati.
Nel 112 d.C., in una lettera tra l’imperatore Traiano e Plinio il Giovane, viene fatto un riferimento ai cristiani. Plinio chiede all’imperatore come comportarsi verso i cristiani che rifiutano di adorare l’imperatore e pregano “Cristo” come dio.
Affermavano (i cristiani, NdA) inoltre che tutta la loro colpa o errore consisteva nell’esser soliti riunirsi prima dell’alba e intonare a cori alterni un inno a Cristo come se fosse un dio, e obbligarsi con giuramento non a perpetrare qualche delitto, ma a non commettere né furti, né frodi, né adulteri, a non mancare alla parola data e a non rifiutare la restituzione di un deposito, qualora ne fossero richiesti. » (Plinio il giovane a Traiano imperatore, Lettere 10.96 – 97)
La lettera documenta la diffusione delle prime comunità cristiane e l’atteggiamento dell’amministrazione Romana nei loro confronti. Nella sua risposta a Plinio, che li considera colpevoli di una deplorevole superstitio, Traiano dispone che i cristiani non debbano essere ricercati dalle autorità, ma possano essere perseguitati solo se denunciati da qualcuno, purché non anonimo, salvo che, sacrificando agli dei dell’impero, non rinneghino la loro fede. Da questo possiamo dedurre che i cristiani non erano i giudei espulsi, ma persone che inneggiavano Gesù. I giudei invece vennero espulsi in quanto contrastavano questa nuova dottrina che vedeva in Gesù il messia che loro non riconoscevano. Orosio aveva visto giusto quando pensava che i tumulti erano contro Cristo il Romano. Per i pagani, a quel tempo, non era affatto facile distinguere tra ebrei e seguaci di Gesù, che infatti venivano spesso confusi con gli ebrei anche per il fatto che la prima predicazione apostolica si svolgeva all’interno delle sinagoghe. Questo vuol dire che nel 54 d.C. Gesù era a Roma, l’imperatore Claudio era suo parente e faceva buon viso a cattiva sorte, ma comunque poi le persecuzioni colpirono anche i cristiani.

Quindi oltre che all'espulsione dei giudei ci fu anche la persecuzione dei cristiani. Ma se quest'ultimi erano filo romani e contro i giudei, come mai furono perseguitati?

Giusta osservazione, la persecuzione dei cristiani avvenne pochi anni dopo l'espulsione dei giudei, a dimostrazione del fatto che erano due correnti religiose diverse e nemiche. Svetonio nelle sue opere fa un secondo riferimento ai cristiani nella sua Vita di Nerone:
Sottopose a supplizio i Cristiani, razza di uomini d’una superstizione nuova e malefica (Vita Neronis XVI, 2).
Ora siamo sotto Nerone e Svetonio parla di un altro fatto ben distinto dall’espulsione dei Giudei, ovvero delle persecuzioni dei cristiani e la causa fu la loro implicazione nell’incendio di Roma e nella congiura dei Pisoni contro Nerone. Alla luce delle nostre scoperte di un Gesù romano cugino di Claudio e di Nerone, siamo riusciti a decifrare la situazione: il Chresto menzionato da Svetonio, causa delle rivolte dei Giudei che non volevano riconoscerlo come messia, era Gesù. La parentela con Claudio, cugino di suo padre Giuseppe, permise a Gesù di salvarsi dall’imputazione di lesa maestà, magari con la scusa che il suo tentativo di rivolta fu causato dal tradimento di Antipa che lo aveva disonorato, mettendosi con sua moglie Erodiade. Le espulsioni dei giudei avvennero infatti sotto Claudio, mentre le persecuzioni dei cristiani dopo la congiura contro Nerone e l’incendio di Roma, che portò all’uccisione di san Pietro e Paolo. A questo punto era inevitabile che ai applicasse la damnatio memoriae nei confronti di Gesù, che verrà eletto messia solamente dopo il Concilio di Nicea.
L’inevitabile conclusione di questa analisi è che Gesù, quando furono espulsi i giudei, sotto l’imperatore Claudio, era a Roma.
 

 

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password