Pierpaolo Pasolini: tra cinema e poesia (parte prima)

Un viaggio tra post-neorealismo , cinema sacro e trilogia della vita

pubblicato il 24/11/2016 in Arte e Cultura da Gianluca Ottuso
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Gianluca Ottuso

Per Pasolini la poesia era un tramite con il mondo, un mezzo per urlare la sua rabbia verso il bigottismo religioso,attraverso i paraventi di una società,che si vergognava di cambiare.
Nel cinema egli trovò un nuovo sfogo poetico,reinventandone il linguaggio,che,a sua volta,diventò più sintetico,avvalendosi di attori presi dalla strada,che si esprimevano in dialetto,per raccontare in maniera nuda e cruda la propria miseria.Tutto questo Pasolini lo fa,non dimenticandosi della scuola neorealista di Fellini,di Visconti,di Rossellini, ed è proprio da quel cinema che egli inizia il suo lungo viaggio,attraverso i suoi personali movimenti di macchina,,alla sua rappresentazione di primi piani iconici,che ricordano una certa pittura di epoca quattrocentesca.

L'esordio alla regia avviene con "Accattone" dove i rimandi,appunto,a un certo linguaggio classico neorealista come:"La terra trema" di Visconti o "Germania anno zero" di Rossellini,tanto per fare degli esempi,sono evidenti.Accattone (Franco Citti) è l'anti-eroe della faccia oscura della periferia delle "nostre" metropoli, colui che non ha costrutto nella vita, che vive sfruttando una prostituta per poi distruggerla quando a lui conviene;in seguito conoscerà,poi, un altra donna che dapprima tenterà di spingerla alla stessa vita della precedente,ma questa volta invece,quasi per miracolo se ne innamorerà,avviando cosi, dentro di sé un processo di purificazione dell'anima,ma la sua natura non può cambiare e, non potendo sfuggire al proprio destino di chi non può meritare etica divina,morirà.La poesia in cinema Pasoliniana vive tre fasi nella sua ricercata filmografia.
La prima è riconducibile al cosiddetto"cinema sacro", la seconda è più un cinema di "poesia pura", la terza,infine è quella dell' eros attraverso lo sguardo di "altri popoli".

Nella prima fase, che va dal 1961 al 1966,troviamo tutta una serie di films, dove il soggetto e la sceneggiatura sono relativi ad un concetto di sacro, da nuovo testamento;pensiamo, per esempio a:"Mamma Roma",dove il figlio della immensa Anna Magnani,interpretato da un giovanissimo e bravissimo Ettore Garofolo, è un moderno "povero Cristo,"che nella ricerca affannosa della sua redenzione non può che morire alla fine della "sua"passione su un letto di ospedale psichiatrico,legato e in preda al suo dolore,invece che crocifisso come la Bibbia insegna. Nulla può la Magnani,una madre come una Madonna-Maddalena, che cerca di salvare il proprio figlio della colpa. Questa prima sezione del cinema sacro,si conclude con "Il vangelo secondo Matteo",dove Pasolini riporta sul grande schermo la vita di Gesù,dall'annunciazione alla resurrezione, rispettando in maniera fedele il racconto delle Sacre Scritture,ma presentando il tutto in maniera assolutamente laica e avvalendosi di una visione iconica nella rappresentazione dei primi piani e dell'insieme.Il passaggio dalla visione "sacra"alla visione di una"poesia pura"nel fare l'arte del cinema,avviene,con"Uccellacci uccellini";con questo immenso film,inizia,tra l'altro,un sodalizio con il principe De Curtis che lo vedrà ancora protagonista in altre due pellicole come "La terra vista dalla luna" e "Che cosa sono le nuvole?"

Totò in"Uccellacci uccellini" è un adepto di S.Francesco che dovrà tentare il dialogo e l'e-vangelizzazione con falchi e passeri,per"abbuscarsi",come lui cita a Ninetto Davoli,,sua spalla nel film,,il Pa-radiso.Alla fine il principe della risata,riuscirà,attraverso stagioni di meditazione,ad aprire un dialogo con i volatili,esprimendosi nella loro lingua,cinguettando e cantando un inno alla gioia,ma nonostante tutto non riuscirà nell'evangelizzazione delle due razze di volatili,perché non si può andare contro natura.Un corvo,già dalle prime battute iniziali,accompagnerà i nostri interpreti,nel loro viaggio"on the road"cercando di imporre loro la propria visione Marxista del mondo,fino ad approdare,alle esequie dell'ex leader del partito comunista italiano,Palmiro Togliatti.Alla fine i due buffi protagonisti,stanchi delle chiacchiere impositive del corvo,lo uccideranno e se lo mangeranno;l'analogia,quindi,della morte del volatile sancisce l'addio alla prima fase"sacra"del regista e gli spalanca le porte ad una nuova concezione nel dirigere che sarà ,dunque, più distaccata verso un concetto fino ad ora espresso di religione e di un certo ideale filo-politico.

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