Svezia: mendicanti assunti come "opera d'arte" in un museo

La provocazione lanciata dal museo d'arte contemporanea di Malmo per far riflettere sui temi della povertà e della miseria, in genere provoca disagio tra i visitatori

pubblicato il 09/03/2015 in Arte e Cultura da Lucia Di Candilo
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Lucia Di Candilo
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Svezia, da mendicanti che elemosinano per strada a "opera d'arte" in un museo. E' questa la storia di due mendicanti di etnia rom, Luca Lacatus, muratore di 28 anni, e della sua compagna Marcella Cheresi, 26 anni. 

I due giovani sono stati "arruolati" nel museo di Malmo, in Svezia, per essere esposti all'interno dei locali del museo con l'intento di far riflettere i visitatori su temi della povertà e della miseria. Per raggiungere la stanza in cui si trovano i due ragazzi, i visitatori devono attraversare un corridoio buio dove su uno schermo compare la scritta: "Oggi non siete obbligati a dare denaro". Raggiunta la stanza, di fronte all'immagine reale dei due ragazzi seduti in silenzio in due angoli opposti della sala semivuota tappezzata con ritagli di giornali che trattano argomenti inerenti a povertà e miseria e con un leggero sottofondo musicale, i visitatori in genere restano nella stanza, insieme a Luca e Marcella, solo una manciata di secondi, fortemente a disagio di fronte a tale provocazione.

I due giovani, Luca e Marcella, che aspettano un bambino, non hanno esitato un attimo di fronte all'offerta del museo. Per strada, al freddo, i loro incassi sono davvero miseri mentre, per due ore all'interno di una sala riscaldata del museo municipale di arte contemporanea, si raddoppiano e arrivano così a guadagnare circa 15 euro al giorno.

Sull'inusuale vicenda si sono subito aperti una serie di dibattiti sui limiti della provocazione artistica e della tutela della dignità umana. Il direttore del museo, Anders Carlsson, spiega che l'idea è nata con lo scopo di sensibilizzare le persone nei confronti dei mendicanti e della miseria e afferma: "In quanto artista posso offrire uno spazio dove la gente può chiedersi perché tollera tanta ingiustizia sociale e quindi porsi delle domande".

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