Tutti dovrebbero avere una biblioteca così: i consigli dell'esperta

pubblicato il 12/07/2015 in Arte e Cultura da Maria Napolitano
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Maria Napolitano

Prima della venuta di internet, quando un insegnante incaricava gli alunni di effettuare delle ricerche o quando qualcuno aveva bisogno di conoscere i concorsi vigenti o si avevano delle curiosità che solo i libri potevano soddisfare, la biblioteca era il posto giusto dove andare. Già questo andare costituiva la prima occasione di socializzazione: spesso ci si andava a piedi e durante il tragitto era molto probabile incontrare conoscenti e amici con cui scambiare qualche parola. La biblioteca di per sé era un luogo di incontro e di socializzazione.

Con internet tutto è cambiato! Basta digitare una parola su una stringa e con un minimo sforzo si aprono miliardi di informazioni immediatamente e gratuitamente fruibili, senza muoversi da casa. Tutto questo a scapito del bisogno dell’uomo di stare con gli altri. Non a caso nonostante il proliferare di social network che fanno condividere quello che si vuole con miliardi di persone, l’uomo è sempre più solo.

Qual è l’epilogo delle biblioteche in questo scenario ? Dipende da chi e come gestisce questo luogo.
In alcune città (come Bologna) la biblioteca si veste dell’amore e della “cura ordinaria” per la cultura. Con l'arrivo del digitale queste biblioteche si sono rivestiti di modernità e continuano a essere luoghi che favoriscono il contatto tra le persone e delle persone con libri, film, musica, teatro e cultura.  L’ambiente è molto accogliente, c’è un pianoforte, delle poltrone dove poter conversare, un area per i bambini, computer per connettersi a internet, sale conferenze, aule multimendiali.

In altri paesi queste biblioteche sono luoghi quasi abbandonati a se stessi che occupano un dipendente comunale con orari di ufficio e con scaffali talora anche vuoti. Spesso sono infrastrutture nate solo in vista di nuove elezioni ma non amate e non curate come meritano.

Antonella Agnoni un’appassionata del mondo “biblioteca” nonchè esperta di fama internazionale afferma: “Le biblioteche devono trovare un ruolo diverso da quello di archivi deputati alla conservazione e ripensarsi come ‘welfare della cultura’: devono proporsi come luoghi ospitali, per avvicinare la gente e invitarla a entrare''. La biblioteca deve essere un luogo di condivisione, neutro e trasversale per tutti, e dove nessun si sente escluso: l’agorà. Solitamente è aperto solo negli orari dei dipendenti comunali e non quando le persone possono essere naturalmente predisposte a frequentare questi luoghi come ad esempio la domenica pomeriggio. La biblioteca deve avere la “poltrona giusta” per tutti: dai bambini agli anziani, ricchi e poveri, italiani e stranieri. Deve rivestirsi di bellezza (non lussuoso ma curato): gli ambienti devono farsi più ampi e accoglienti, i libri più accessibili, così da proporsi come luoghi in cui la cultura è per tutti e tutti collaborano a produrre cultura attraverso lo scambio. il personale deve essere appassionato, affabile, preparato e disponibile.

È un luogo gratuito che se gestito in un certo modo diventa una valida alternativa allo svago del “centro commerciale” e alla "solitudine del proprio tablet".

 

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