Canone: sì anche con reti oscurate

Decisione della Cassazione

pubblicato il 13/02/2016 in Attualità da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Vecchio spot per promuovere il pagamento del canone Rai

L’oscuramento?

Non esonera dal canone. Ė quanto stabilito lo scorso 3 febbraio dalla Cassazione, che ha così annullando una precedente decisione di una Commissione tributaria del Lazio che aveva, in pratica, riconosciuto una possibilità di eccezione al pagamento della tassa collegata alla fruizione dei programmi della televisione di Stato. La sentenza dell’organo laziale risaliva al dicembre 2013: con essa la Commissione accoglieva la richiesta di un cittadino di quella regione che già il canone non lo pagava da anni, proprio perché da anni aveva chiesto e ottenuto di mettere il “velo catodico” al segnale di mamma Rai.

La richiesta di oscuramento dei canali Rai non estingue l’obbligo di versamento del canone”, ha sentenziato invece la Cassazione. E questo perché il canone non trova la sua ragion d’essere “nell’esistenza di uno specifico rapporto contrattuale tra utente-contribuente ed Ente Rai, gestore del servizio pubblico radiotelevisivo”.  No, non è questione di contratto, come può essere un’utenza telefonica o quella del gas, o un abbonamento a Netflix: e, anche se nell’era-Renzi finisce per essere ospitato nella bolletta della luce, il canone è semmai equivalente alla Tari o all’Imu, cioè è una vera e propria “prestazione tributaria fondata sulla legge, e assolutamente non commisurata alla possibilità di usufruire del servizio”.

In sostanza, l’unico modo di eludere il canone è quello di rinunciare del tutto ad avere un apparecchio televisivo in casa. E accontentarsi di vedere i programmi Rai in streaming, su Internet.

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