I ricordi di chi era là

Le testimonianze di due fiorentini che hanno vissuto in prima persona l'alluvione

pubblicato il 04/11/2016 in Attualità
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Mario Poggiolini 74 anni

“La sera del 3 Novembre ero a lavorare all’ Officina BMN in via Lulli a Firenze in zona Viale Redi, pioveva ininterrottamente da 4 giorni,  per tornare a casa, abitavamo in Via del  Ponte alle Mosse 21, andai a prendere la macchina, una Fiat 600 usata ma che avevo comprato da poco, che decise di non partire. Dovetti quindi tornare a casa a piedi sotto una fitta pioggia.

La sera uscii con degli amici e mia sorella uscimmo per andare a passare una serata in compagnia a giocare a carte in via Faentina. Tornammo che erano le due di notte, passando sopra al Mugnone notammo che era molto grosso con grande portata d’ acqua. Non attraversammo l’ Arno,  non essendoci stata la necessità, restammo di qua d’ Arno, quindi non sapevamo a che punto fosse. Tornando verso casa vedevamo le fogne della città che respingevano su l’ acqua sporca di mota. Andammo a letto senza preoccupazioni, la mattina dopo accesi la Radio, dicevano che a Gavinana era andato di fuori l’ Arno, però da noi nella nostra zona ancora l’ acqua non era arrivata. I negozi nonostante fosse stata festa erano aperti per mezza giornata, il fornaio, l’ aringaio (che vendeva solo aringhe e baccalà secco) e altri esercizi stavano ignari intenti nelle loro attività. Poi alle dieci e trenta iniziò ad arrivare l’ acqua, restava sempre l’ aringaio sull’ uscio, e mi domandavo, ma perché non va via?

L’ acqua iniziò a salire abbastanza velocemente, alle undici andò via l’ energia elettrica, le macchine in breve furono portate via e tanta merce proveniente dai magazzini  passava da lì. In mezz’ ora la strada era diventata un fiume anche l’ aringaio, con l’ acqua fino ai ginocchi rimise in fretta e furia i bidoni di legno con dentro  le aringhe nel negozio chiudendo il bandone e andandosene via in fretta verso casa sua che non so dove fosse. Le macchine sollevate dalla forza dell’ acqua andavano a finire dentro lo scavo di un palazzo in costruzione, in un enorme buca. L’ acqua alle tre del pomeriggio arrivò fino al primo piano, per poi iniziare a ritirarsi verso le dieci della notte. Sotto di noi ci stava il pollaiolo, che insieme a sua moglie vennero a stare da noi al secondo piano, portando su dei polli che mangiammo in quei giorni di stenti e fame. I due erano di Campi Bisenzio e il giorno dopo verso mezzogiorno tornarono verso la loro casa.M ancava tutto, acqua, luce,gas, eravamo isolati, e alle 5 faceva buio, s’ andava a letto come le galline, qualche candela giusto per  far lume durante la cena.  

Mia sorella Carla ricorda che mangiammo tantissima carne in scatola, infatti fino ad oggi non ha mai più toccato una Simmenthal. Nei giorni successivi con il ritiro dell’ acqua restava un gran vuoto, tanto fango e tanto sudicio, dovemmo rimboccarci le maniche e iniziare a ripulire, un lavoro faticoso che durò per tanti giorni, in tutta la città e non solo. L’ acqua la portavano con le botti, non essendo più potabile, furono giorni davvero difficili. Due o tre giorni dopo tornai a lavorare, ricordo che dovemmo smontare e ripulire tutte le macchine, piano piano poi ripartimmo. Ritrovai anche la mia 600 alluvionata finita sotto tre metri d’acqua e siccome non avevo ancora neanche pagato le volture la feci ripulire tutta e raccomodare, fui costretto se no sarei dovuto andare a piedi. Fino a Natale restammo col fango e in situazione precaria, poi tutto tornò alla normalità

 

Elsa Ulivieri 68 anni 

"Io vivevo  a  Pontassieve con la mia famiglia , in viale Diaz 18  e proprio da sotto il Viale  passa la Sieve e si tuffa nell’ Arno, quello fu il punto più critico per Pontassieve, dato che l’ Arno non riceveva più le acque affluenti dalla Sieve e quindi tornarono indietro straboccando e allagando tutta la parte bassa del paese vicino alla confluenza dei due fiumi.
Erano quattro giorni che pioveva , la sera l’ acqua iniziò a salire e la Sieve cresceva a vista d’ occhio, come mai? Tutti ignari si chiedevano. Era l’ Arno che teneva in “collo” la Sieve. Mio zio andò a mettere la macchina una Fiat 600 su in paese, in “Castello”, lasciando il motorino nell’ andito del palazzo che anche se non fu travolto dalla furia delle acque, rimase sommerso e fu da buttare. 

Noi stavamo al primo piano e l’ acqua arrivò a venti centimetri dalla soglia di casa nostra, costringendoci ad andare al piano di sopra dalla famiglia Monti. Ricordo che l’ acqua sfondò il bandone del Garage dell’ Albergo dei Viilini e poi allagò il campo sportivo, in pratica eravamo circondati dall’ acqua e ci sentivamo come in mezzo al mare. Successivamente abitammo nella casa della famiglia Monti per una notte, fin quando la mattina dopo le acque si erano un po’ ritirate e riuscì a passare un Camion degli spazzini, con difficoltà visto il fango presente nella strada.

Gli spazzini  ci portarono da alcuni parenti nella parte alta di Pontassieve verso la zona dei cimiteri. Gli appartamenti del pian terreno avevano l’ acqua fino al soffitto, c’erano più di tre metri d’acqua, fortunatamente le persone che vi abitavano avevano fatto in tempo come noi a salire ai piani più alti lasciando però all’ interno delle case tutti i loro averi. Poi una volta ritirate le acque aiutammo queste persone per ripulire le loro  case e tornare alla normalità. Ricordo che in quei giorni la mancanza più grossa era quella del gas, dell’ energia elettrica e dell’ acqua. Il cibo non mancava tanto, ma si andava avanti con panini e generi di prima necessità."

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