La democrazia negata ai tempi della Leopolda

Trump fa paura ma in Italia è passato in sordina un diritto negato

pubblicato il 09/11/2016 in Attualità da Valentina Roselli
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Valentina Roselli

Sabato 05 novembre 2016 la  manifestazione dei comitati al No al referendum, organizzata in occasione della Leopolda7 è stata di fatto negata.  Il tutto ha inizio in data  25.10.2016 quando gli organizzatori  hanno chiesto il permesso per una manifestazione con corteo da piazza San Marco sino a Porta a Prato, in prossimità della ex Stazione Leopolda. 

Il quattro novembre arriva  la risposta del questore di Firenze che vieta il corteo poiché vi erano troppi fattori di rischio: i lavori in piazza S. Marco, altre manifestazioni concomitanti e il rischio per l’incolumità degli esponenti del governo qualora i manifestanti si fossero avvicinati alla Leopolda.

Massimo Torelli  uno dei manifestanti ha commentato “Una cosa mia vista. Erano 38 anni che a Firenze non si era subito un divieto del genere, neppure con Berlusconi c’è mai stato un veto sebbene non amasse il dissenso.  Un No che è arrivato a ridosso dell’evento forse non a caso , perché se fosse arrivato prima il comitato  organizzatore avrebbero avuto tutti gli elementi per ricorrere al tar e farlo annullare”

Ma il divieto arriva tardi,   non c'è stata la possibilità di replicare e di stabilire  un percorso alternativo. Chi vuole manifestare sabato 05 novembre, deve  recarsi in piazza Santissima Annunziata e manifestare fermo e buono.

“Una decisione arbitraria  e senza prove” commenta Paolo Solimeni presidente dell’associazione Giuristi democratici “In queste occasioni deve prevalere il diritto di libertà previsto dall’articolo 17 oppure si portano delle prove certe su infiltrazioni di personaggi pericolosi per l’ordine pubblico. Hanno invece  costretto le persone all’immobilità senza un motivo preciso. Da questo presupposto possiamo vietare ogni futura manifestazione. Un veto volto alla provocazione degli animi,  perché avrebbero potuto almeno concordare un percorso alternativo. “

Opinioni confermate anche da alcuni partecipanti come Leonardo che racconta di essere arrivato in una piazza blindata i cui accessi erano bloccati da due furgoni della celere che facevano passare una persona per volta.  Verso le 16 era obbligatorio anche esibire un documento.  Una volta dentro i manifestanti erano  guardati a vista dalla celere, situazione che ha esacerbato gli animi dei più.

“ La piazza conteneva circa 3000 persone  tra cui una marea di giovani vestiti di nero che una volta arrivati in avanti all’imbocco con  via Cavour hanno iniziato a tirare melanzane e ortaggi quando all’improvviso sono apparsi una decina di personaggi che  hanno attaccato gli agenti per un tempo minimo che è bastato a far scattare foto e videocamere e dire che era stato un bene vietarla a causa dei violenti.  Una volta dirottati sul percorso che ci ha condotti in piazza Beccaria , agli angoli c’erano già delle camionette, quasi sapessero che saremmo passati da lì dopo la colluttazione. Ci riprendevano con le telecamere”

 Vietare una manifestazione senza un reale pericolo,  solo per scacciare il contraddittorio , concentrare le persone in una piazza guardate a vista dalle forze dell'ordine pronte ad intervenire,  sono immagini tristi  di cui i più giovani non hanno memoria e di cui hanno sentito parlare solo per  i paesi in regime di dittatura.  

Non sarebbe dovuto accadere in una   democrazia dove il premier  a pochi metri di distanza dichiarava “il futuro non è dire sempre no”

 

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