Fine 2016: la condizione carceraria italiana viola ancora lo Stato di diritto

Il 35% dei reclusi non è condannato in via definitiva, gli istituti di pena sono sovraffollati e vi sono ancora mamme con i figli in carcere

pubblicato il 27/12/2016 in Attualità da Tino Colacillo
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Tino Colacillo

I commi 2 e 3 dell’articolo 27 della Costituzione della Repubblica Italiana recitano:


“L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.”
“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”

Ma accade davvero questo nel sistema penitenziario italiano? A giudicare dai numeri, che in qualche modo descrivono le condizioni di vita dei detenuti, no.

I dati del Ministero della Giustizia aggiornati al 30 novembre 2016 ci dicono che a fronte dei 50.254 posti disponibili ci sono 55.251 detenuti, 4997 in più pari al 9,9% sulla capienza regolamentare. Certo, molto è stato fatto grazie ai vari decreti cosiddetti "svuota-carceri", alla mobilitazione degli stessi detenuti e grazie alle condanne della Corte europea per i diritti umani (CEDU) per la violazione dell’articolo 3 della convenzione sui diritti umani, secondo la quale “nessuno può essere sottoposto a […] pene o trattamenti inumani o degradanti”. Dagli oltre 60.000 detenuti degli anni precedenti, infatti, oggi siamo a poco più di 55 mila, ma che sono pur sempre troppi, costringendo la detenzione ad una condizione di sovraffollamento degradante. Il dato drammatico dei suicidi in carcere testimonia quanto la condizione detentiva sia ben lontana dall'avere caratteristiche umane e rieducative: secondo la "Rivista Ristretti Orizzonti" a novembre 2016 si sono registrati ben 96 casi di suicidio dietro le sbarre. 

Un altro dato particolarmente grave è la condizione giuridica di una parte consistente dei detenuti rispetto al dettato costituzionale dell’innocenza fino all’ultimo grado di giudizio. Ben 9846 sono infatti le persone private della libertà ancora in attesa “di primo giudizio”, pari al 17,8% sul totale. Di queste 4107 sono di origine straniera (pari al 41,7%). A questo dato vanno poi aggiunti i detenuti condannati in via non definitiva che sono 9565 anch’essi pari al 17.8%Complessivamente la popolazione carceraria non condannata in via definitiva, e dunque a norma di Costituzione presunta innocente, raggiunge il 35,1% del totale pari a 19411 unità. Molto probabilmente una parte di questi sarà dichiarata innocente o nemmeno inizierà il procedimento giudiziario e intanto ha già scontato un periodo di tempo, più o meno lungo, in privazione della libertà.

Vi è poi un ultimo dato che lascia particolarmente interdetti, ovvero il numero di detenute donne con figli al seguito negli istituti penitenziari. Al 31 ottobre il Ministero della Giustizia riportava ben 41 madri con 47 figli all’interno di un carcere. Di queste poi la maggior parte sono donne straniere: 27 madri con 32 figli al seguito rispetto alle 14 italiane con 15 figli. Nonostante la «Carta dei diritti e dei doveri dei detenuti e degli internati» consenta entro certi limiti la presenza di minori all’interno degli istituti di pena insieme alla madre viene da chiedersi perché per queste 41 madri non si riesca a trovare un’esecuzione della pena che consenta ai loro figli di vivere in posto diverso da un carcere.

Questi sono certamente solo alcuni dei dati dai quali è possibile analizzare la condizione carceraria in Italia. Molti altri elementi critici emergono per esempio dal titolo di studio, dal reato per il quale si trovano ristretti e dalla nazionalità degli stessi detenuti.  Ma a giudicare solo dai dati qui analizzati il nostro paese, ancora una volta, non ci fa una bella figura in quanto a civiltà giuridica.

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