Acilia, frammenti di ricordi di un anno vissuto in periferia

La complessità della periferia romana tra degrado, disservizi e cittadini che si impegnano

pubblicato il 29/12/2016 in Attualità da Tino Colacillo
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Tino Colacillo

Non ho mai amato le luci di Natale, né quelle sulle case né le luminarie sistemate dalle amministrazioni comunali. Mi ricordo, però, che in un certo periodo dell’anno queste luci mi sono piaciute perché davano un tocco di colore e calore ad un luogo che col calare del buio diventava triste, anonimo e a tratti spettrale. Sto parlando di Acilia, una delle più popolose frazioni del Comune di Roma Capitale, dove ho vissuto per circa un anno tra il 2012 e il 2013.

Acilia mi è tornata in mente ieri dopo il crollo della palazzina in cui sono morte una mamma e la figlia di 8 anni.  Per l’abitudine di camminare, curiosare, scoprire e fotografare luoghi molto probabilmente sarò passato qualche volta anche nella zona del crollo, le cui cause non sono ancora chiare: cedimento strutturale, infiltrazioni di acqua, esplosione in seguito a fuga di gas. Quest’ultima sembra la più probabile, considerato il boato sentito dai vicini di casa prima del crollo.

Il dramma di ieri mi ha fatto ripensare a tutti quei giorni vissuti e passati in una delle tante ed estreme periferie della Capitale caratterizzata dai tipici elementi del degrado urbano, della speculazione edilizia, dell’assenza tangibile dell’amministrazione comunale e municipale e dalla carenza grave dei servizi essenziali.

Ho abitato per circa un anno nella zona “Dragona “ di Acilia, una sorta di sotto periferia della periferia che dista 15 minuti di autobus dal centro abitato vero e proprio. Per arrivare a casa da Roma centro prendevo quotidianamente la linea Roma-Lido dell’Atac dalla stazione Piramide fino alla fermata di Acilia. Quella mezz’ora di metropolitana, che corre sostanzialmente parallela  a via Ostiense, ti offre uno spaccato “in diretta” della periferia romana e dei suoi disagi, primo fra tutti il traffico dei “pendolari” che in auto intasano mattina e sera l’Ostiense. E al contrario, i passeggeri guardano dalla strada questo “trenino” spesso malconcio, zeppo di persone fino ai limiti inimmaginabili. E molto spesso, è capitato che gli automobilisti ci abbiano guardato scendere dal treno fermo per guasto lungo i binari e raggiungere la stazione più vicina.  La linea Roma-Lido è famosa per questo: guasti frequenti, carrozze arroventate durante l’estate, sovraffollamento ai limiti dell’umana sopportazione.
Partendo da Roma Piramide arrivavo la sera alla stazione di Acilia all’uscita della quale, ridottasi la folla dei pendolari che andavano alle loro macchine o a piedi verso casa, appariva subito un paesaggio spettrale. Poche case, molte in via di degrado, l’enorme stradone che va verso Ostia che taglia in due il quartiere, aiuole abbandonate, strade devastate dalle buche.

Dalla stazione di Acilia per tornare a casa dovevo poi prendere un autobus circolare dell’Atac che fa da collegamento tra gli agglomerati urbani e la stazione. Sì, agglomerati urbani. Perché ad eccezione del nucleo storico del quartiere di Acilia, tutta la zona è un’enorme distesa di palazzine residenziali, più o meno nuove, più o meno degradate, intervallate da qualche servizio minimo come supermercati e negozi vari.
L’autobus percorreva strade lunghissime attraversando veri e propri quartieri dormitorio composti solo da palazzine per arrivare poi ad un sorta di “avamposto” dei servizi a metà strada tra la stazione e a casa mia. Qui, lungo alcune centinaia di metri si concentravano diversi supermercati, un bar, un ristorante cinese, una pizzeria e vari negozietti. Una strada con ai due lati palazzine e sotto i negozi. Prima e dopo questo segmento di strada con un minimo di servizi ancora campi aperti, piccole discariche abusive, bidoni dell’immondizia stracolmi per il mancato svuotamento. Molti di questi terreni erano recintati e avevano cartelli con date di inizio lavori per la costruzione, forse, dell’ennesima palazzina figlia della speculazione edilizia che in oltre 50 anni si è mangiata milioni di metri quadrati di periferia. Ad esempio, le strade che attraversano i quartieri, fanno curve tortuose e giri incredibili attorno alle palazzine, segno che in molte zone prima furono realizzati gli edifici e poi le strade per arrivarci. Ma in fondo la speculazione edilizia è cosi: prima il profitto poi tutto il resto (servizi e diritti compresi).

Molte delle palazzine che guardavo dall’autobus erano prima edifici costruiti da enti pubblici, come l’Inpdap o l’Inps, e successivamente rivenduti o riscattati. Molti di questi a guadarli dall’esterno apparivano decadenti anche se c’erano molte villette nuove con annesso cortile e giardino a fare da contrasto. E qui capivi che le differenze di classe in una periferia della periferia sono ancora più visibili: villette rispetto a palazzine antiquate, Suv per andare a lavoro rispetto alla sterminata massa di pendolari da autobus e metro.

Mi ricordo, inoltre, che non mancavano le piste ciclabili. Si, chilometri di piste ciclabili. Le strade distrutte, le pensiline degli autobus pure, parchi pubblici inesistenti, ma se volevi andare in bici potevi girare tutto il quartiere senza problemi. Anche qui, paradossi della mala amministrazione unita alla speculazione.

La sera le strade tra i casermoni erano poco illuminate e attraversate per  lo più dai ragazzi del posto che uscivano  per andare al bar o verso il centro di Roma.
Certo, non tutto era negativo. La presenza di diverse parrocchie con l’Oratorio, di un centro per ragazzi gestito in autonomia dai cittadini e di diverse associazioni testimoniavano, e spero lo facciano ancora, la voglia dei cittadini di Acilia di migliorare e difendere la qualità della vita nel loro quartiere. Tra le altre cose positive mi ricordo la forte presenza di immigrati, che per forza di cose finiscono a vivere in massa nelle periferie e che nonostante i conflitti con gli italiani e l’emarginazione subita avevano particolarmente cura e rispetto dei luoghi da loro frequentati. E poi la sera c’erano dei tramonti con luci straordinarie date dalla vicinanza con il mare non molto lontano verso Ostia.

Questi sono solo alcuni ricordi dei frammentari di quell’anno passato ad Acilia, che in fondo ha rappresentato un’esperienza di vita molto importante e mi ha offerto uno spaccato, per quanto piccolo, della società romana oltre le vie patinate e borghesi del centro storico. Peccato poi, che alle tante parole dette nelle varie campagne elettorali, le periferie romane siano ancora in uno stato di abbandono così come lo sono i loro cittadini nella quotidiana resistenza e resilienza per migliorare le loro vite.

(foto Tino Colacillo)

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