Alì: il suo viaggio dalla Giordania e la sua lotta per la vita

Dopo le prime cure al Gemelli, il bimbo siriano sembra aver fatto dei piccoli miglioramenti, a breve sarà trasferito a Genova

pubblicato il 03/01/2017 in Attualità da Costanza Tosi
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Costanza Tosi

"Aiutatemi sta morendo sotto i miei occhi" queste le parole espresse nei messaggi via email alla presidente di un'associazione che si occupa di difesa dei minori. Così da quell'appello sono trascorse ben sei settimane e il bambino di due anni siriano e in grave pericolo di vita, è arrivato in Italia dalla Giordania.

Adesso Alì è ufficialmente riconosciuto dall'Onu con lo status di "rifugiato esterno", e si trova all'ospedale "Gemelli", dove i medici stanno cercando di capire da cosa provengano le disastrose condizioni del piccolo che è arrivato a pesare 7 chili e sopravvivere soltanto attaccato ad una flebo.

Tutto iniziò quando Aurelia Passaseo presidente del Coordinamento internazionale delle associazioni a tutela dei diritti dei minori, lesse una mail con l'sos di Liliana Vernengo, presidente del Comitato Nour, la quale scriveva che Alì vive in un campo profughi in Giordania con il papà, la mamma e due sorelline di 8 e 6 anni. Raccontava che lui è il solo nato ad Amman, mentre gli altri sono tutti di Daraa, Siria. Il quarto fratellino è morto e quando anche Alì ha iniziato a sentirsi veramente male, hanno pensato che fosse necessario un ricovero nell'ospedale privato di AlZarqa.

 Il 10 Maggio 2016 arriva la prima diagnosi, si tratta della "Sindrome di Kawasaki" ( una rara malattia dei vasi sanguigni di origine ignota che colpisce i bambini). Poco tempo dopo le dimissioni dall'ospedale però, le condizioni di Alì continuavano a peggiorare, tanto che fu necessario un secondo ricovero, presso un ospedale di Irbid. Questa volta le ipotesi sono di un tumore al colon, escluso successivamente dalla biopsia. Il bambino continua a peggiorare: candidasi all'esofago provocata dagli antibiotici e poi ancora vomito, febbe e diarrea. 

Vernengo descrive le condizioni del piccolo spiegando che le sono state comprate tutte le cure necessarie e nonostante tutto il problema pare non alleviarsi e "il padre piange al telefono ogni sera". La Passaseo dopo aver visto le condizioni del bambino siriano ha deciso che "non c'era tempo da perdere". La presidente contatta Cristina Franchini al commissariato dei rifugiati, Simone Sallazzo consigliere comunale del Movimento 5 Stelle di Milano e gira loro le foto del bimbo. Meno di un mese dopo Alì atterra a Fiumicino.

Le ipotesi sono che Alì soffra della medesima malattia genetica che ha provocato la morte del fratellino, e di cui le donne della famiglia sono portatrici sane. Quando arriveranno, oltre al padre che si trova già in Italia, la madre e la sorella Alì sarà trasferito a Genova, dove potrebbe essere necessario effettuare un trapianto al Gaslini. Simona Pisani operatrice sanitaria che collabora con il Comitato Nour: "è presto per dirlo ma sembra già stare leggermente meglio".

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