Il Capo della Polizia Gabrielli: anche l’Italia prima o poi sarà colpita dall’Isis

L'ex Prefetto condivide l'idea di aumentare il numero dei Cie e dice che oggi la comunità islamica italiana sta lavorando per integrarsi

pubblicato il 07/01/2017 in Attualità da Tino Colacillo
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Tino Colacillo

Con due diverse interviste, una al "Quotidiano Nazionale" e una a "Il Giornale", il Capo della Polizia Gabrielli ha fatto fa il punto della situazione sul rischio terrorismo e sulla gestione dell’immigrazione. Al Giornale Gabrielli ha prima di tutto parlato delle nuove forme di terrorismo definite “liquide” e da non sottovalutare. “Il terrorismo liquido come è quello attuale – ha detto l’ex Prefetto-, dove l'innesto non è fatto rispetto a cellule dormienti, ma è rivolto a una pletora di soggetti che devono compiere un assalto, non è da sottovalutare. Esiste una propaganda martellante che individua eventuali obiettivi (Vaticano, Papa, Colosseo, ad esempio)”. E sul rischio attentati in Italia Gabrielli è stato molto esplicito: “Lo dico in maniera molto cruda: anche noi un prezzo lo dovremo pagare. Ci auguriamo sia quanto più contenuto possibile. Noi dentro a quella minaccia ci siamo”.  Il terrorismo, tuttavia non deve, secondo il capo della Polizia, incidere sulla vita quotidiana. I cittadini devono “continuare a vivere normalmente, altrimenti i terroristi avrebbero già vinto togliendoci la libertà” e la la sicurezza va garantita con due “pilastri”:  “Intelligence e controllo del territorio”.

Per quanto riguarda il rapporto immigrazione-terrorismo-Islam Gabrielli ha voluto chiarire che non c'è un rapporto immediato tra religione islamica e terrorismo: “Oggi le moschee in senso assoluto sono i luoghi meno preoccupanti perché posti facilmente verificabili. Abbiamo vissuto una stagione dove le prime moschee erano estremamente problematiche, ma oggi sono le sedi meno preoccupanti: la comunità islamica sta facendo progressivamente una sorta di intelligente passo verso l'integrazione". 

Sui Cie, tuttavia, il capo della Polizia si dice favorevole a questo strumento da più parti accusato di violare i diritti umani e chi li critica risponde: “C’è grande confusione. I Cie sono previsti dalla legge e rappresentano uno strumento indispensabile per trattenere gli immigrati in attesa di espulsione. Oggi sono operativi solo quelli di Torino e Caltanisetta, ai due estremi del Paese: chiaro che non bastano". E alla domanda del giornalista del QN che chiede se questi funzionino come prigioni dice: “Sì, chi è dentro non può certo uscire. Sono vigilati dalle forze dell’ordine, ma non escludo l’uso dell’esercito”. Sulla malagestione dei centri di accoglienza Gabrielli ha poi detto che i 35 euro "spesi per ogni migrante sono necessari" e che "il problema è che non tutti offrono davvero i servizi previsti" e pertanto ci saranno "più controlli".

Sulla questione dei rimpatri e delle domande di asilo il capo della Polizia dice che il problema dei rimpatri di sospettati di terrorismo è che i paesi di provenienza spesso non si fanno carico degli espulsi. La soluzione proposta dall’ex Prefetto è “che occorre fare in modo che riprenderseli sia ancora più vantaggioso” perché le risorse economiche non mancano. Per quanto riguarda i tempi delle procedure per la richiesta di asilo Gabrielli dice che l’Italia si adeguerà alla normativa europea che “prevede almeno un grado di giudizio” per definire se un migrante ha diritto o meno alla protezione internazionale. 

Gabrielli, infine, ha detto che saranno assunti 1000 nuovi agenti tramite concorso. 

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