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La solitudine della Classe Operaia nel Centro Sardegna del sogno industriale infranto

Nuovo Sit-in di protesta dei lavoratori

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OTTANA. Si è tenuto questa mattina il Sit-in di protesta dei lavoratori delle due Società facenti capo a Paolo Clivati, quelli dell'impianto di Ottana Polimeri e di Ottana Energia, nel Centro di una Sardegna de-industrializzata, entrambi fermi ( il 1° da 2 anni, il 2° dall'inizio dell'anno)

Alla già bassa partecipazione degli stessi operai, si è sommata la quasi totale assenza dei rappresentanti della politica: presenti solo 2 Assessori del Comune di Ottana, assenti i Sindaci del Territorio, i Consiglieri Regionali, i Rappresentanti Nazionali e persino i Sindacati, ad eccezione della CGIL con Sergio Zara.

Al solito discorso ripetuto come un mantra in questi mesi da politici, sindacalisti e associazioni di categoria (“il Regime di Essenzialità deve essere riconosciuto, altrimenti muore tutto”), sembrano rispondere oggi a modo loro i lavoratori di Ottana Polimeri, che si sono rifiutati di rilasciare dichiarazioni all'inviato dell'emittente sarda Videolina: sono i ragazzi che da 2 anni aspettano risposte sul loro futuro e ai quali nessuno, ad oggi, ha ancora risposto, rimandando all'infinito la definizione di una vertenza che sembra essere secondaria rispetto a quella, rilanciata da tutti all'unisono, dell'Essenzialità.

Così forse quel cartello esposto dagli stessi operai Polimeri (e non ripreso dalle telecamere dell'emittente) acquista il valore di una posizione e di una considerazione inevitabile a questo punto : “Soldi pubblici per il Lavoro”, scrivono.

Ecco, forse i lavoratori si sono stancati, come già avevano chiaramente fatto capire in una infuocata Assemblea del Luglio del 2014, di essere “utilizzati” come scudi per difendere quel Regime di Essenzialità che sembra rispondere più agli interessi di Paolo Clivati che a quelli di una Classe Operaia di cui nessuno si vuole più curare.

Un epilogo forse già scritto quello che si sta compiendo in quella che fu l'area Industriale di Ottana, dalla quale in tanti hanno attinto in tempi di “vacche grasse” e che oggi registra un disinteressamento generalizzato, almeno per quanto riguarda, appunto, il futuro dei suoi lavoratori.

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