Siccità, Coldiretti lancia l’allarme

Preoccupa la condizione di fiumi e laghi

pubblicato il 23/07/2017 in Attualità da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Il lago di Bracciano, al centro dello scontro Acea-Lazio

Estate 2017, è emergenza siccità.

Ma non è la solita emergenza, perché, come evidenzia l’analisi di Coldiretti che fotografa la situazione di questi giorni, l’andamento climatico dell’anno in corso è “tra i più caldi e siccitosi degli ultimi 200 anni”.

Siccitoso è un termine che, apprendiamo dal dizionario Sabatini-Coletti, è in uso nella lingua italiana a partire dal 1950 (siccità ed estate, specie in alcune zone d’Italia, sono sempre andate a braccetto): balza comunque all’occhio il fatto che, negli ultimi tre anni,  quest’aggettivo sia stato utilizzato per ben due volte da sigle del settore agro-ambientale, e sempre in riferimento a circostanze climatiche piuttosto eccezionali. Di un autunnosiccitoso” parlava nel 2015, l’Arpav, l’ente per la protezione ambientale del Veneto, a proposito del bimestre novembre-dicembre, il più caldo addirittura dal 1921. Ed ora, ecco ricomparire quella parola anche negli uffici dell’associazione che ha sede in via XXIV Maggio a Roma. Stavolta, a destare ancor più sensazione è il fatto che il precedente sul barometro dev’essere pescato addirittura nel XIX secolo.

I numeri dicono che la Grande Torrida ha fatto “oltre 2 mld di danni alle coltivazioni e agli allevamenti”. Saldo complessivo (e forse neppure definitivo): “circa i 2/3 dei campi coltivati lungo tutta la Penisola sono senz’acqua”. E non è tutto, purtroppo: c’è un altro aspetto che desta particolare apprensione, ed  è “lo stato di difficoltà di fiumi e laghi”. Stato di difficoltà: ecco un’altra formula di quel lessico ricorrente che descrive i disagi legati alle avversità del clima. Una formula che denuncia, ma che però non direbbe molto di più se non fosse accompagnata dalle fredde misurazioni: quella di molti specchi e corsi d’acqua è in effetti una sofferenza vera, che se non si vede si può però quantificare. Il lago di Garda? “È appena al 34,4% di riempimento del volume.” Il fiume Po? “All’altezza del Ponte della Becca a Pavia è circa 3,5 metri sotto lo zero idrometrico.” E poi c’è il lago di Bracciano, per il quale l’allarme era stato lanciato dallo stesso presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: “È una tragedia, sta finendo l’acqua a Roma”. La chiosa della Coldiretti: il lago è quasi prosciugato perché  nella provincia capitoline le precipitazioni hanno visto un calo del 72% a luglio e del 74% a giugno.

Sullo sfondo delle parole di Zingaretti c’è il braccio di ferro tra l’Ente, che vorrebbe preservare l’integrità ecologica del lago e ripristinarne il livello naturale delle acque, e l’Acea, che dal lago effettua i prelievi per alimentare la sua riserva idrica da utilizzare in caso di necessità. 

Da via Cristoforo Colombo è già stato deciso uno stop ai prelievi a partire dal 28 luglio. L’Acea, che aveva già allertato circa possibili pesanti disagi “per un milione e mezzo di romani”, si sta ora adoperando nella direzione di garantire un’efficiente turnazione dell’acqua nella capitale: l’unica soluzione possibile per far sì che, come aveva sottolineato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, si possa “scongiurare innanzitutto un danno ambientale per il lago e allo stesso tempo evitare un disagio forte a migliaia di cittadini romani"

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