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Perché è importante ricostruire il proprio albero genealogico

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Ricostruire il proprio albero genealogico può rivelarsi importante per diversi motivi, alcuni più evidenti, altri più profondi e legati al nostro subconscio. Prima di procedere, è opportuno fare un approfondimento sull’albero genealogico in sé.

Ognuno di noi ha una storia alle spalle. E allo stesso modo ce l’hanno i nostri genitori, i nostri nonni, e ce l’avranno anche i nostri figli. Le nostre storie, seppur inconsapevolmente, sono unite da dei legami invisibili e quasi impercettibili, ma reali. È questo il principale motivo per cui l’albero genealogico è così importante. Ci aiuta a rendere più evidenti alcuni comportamenti che sono sì parte di noi, ma sono la conseguenza di una serie di esperienze non solo nostre, ma anche dei nostri avi. Tutto ciò consiste nella memoria emozionale; e l’albero genealogico è utile per farla emergere.

Da dove veniamo? Sia che conosciamo tutti i nostri predecessori sia che non abbiamo informazioni concrete su nessuno di essi, con l’albero genealogico scoprire le nostre origini genetiche ed emozionali è più semplice.

L’albero genealogico per trovare i propri familiari

Certamente, la prima e più evidente funzione di tale ricostruzione consiste nel portare a galla dati, reperti e nomi di chi ci ha preceduto.

Chi decide di dedicarsi al Family Tree spesso vuole completare il quadro di informazioni sulla propria famiglia, ottenendo quanto più materiale per conoscere veramente chi ormai non c’è più. Scoprire il lavoro dei propri bisnonni, i trasferimenti effettuati dalle varie generazioni, l’influenza delle persone provenienti da altre famiglie: un ottimo passatempo, che può trasformarsi in approfonditi studi di genealogia.

Motivi di crescita personale

Meno evidente è, invece, l’attività di realizzazione dell’albero genealogico per sbloccare emozioni, traumi e sensazioni oscure anche a se stessi.

Gli psicologi concordano sul fatto che gli eventi dei nostri familiari, anche a livello di subconscio, ci condizionano. Se noi riusciamo a mettere nero su bianco nomi e informazioni a completamento dell’albero, possiamo dare forma e concretezza anche alle nostre sensazioni. Osservando quanto disegnato, possiamo captare segnali diversi: l’albero è senza frutti e fiori? Come ci collochiamo graficamente rispetto agli antenati? Che forma hanno le radici?

Se ci sono dei conflitti irrisolti in famiglia, che possono anche non riguardare noi ma altri parenti, è possibile che vengano a galla. Finché non vengono affrontati, continueranno a ripresentarsi di generazione in generazione. Disegnare l’albero, quindi, può essere utile per prendere consapevolezza, risolvere i problemi e rafforzare il legame di sangue tra i vari componenti.

Da dove partire? Individuando l’ostacolo principale, ciò che rappresenta il vero blocco dell’albero di ogni famiglia, in modo da risolverlo ed abbandonare la trappola familiare.

Motivi di autoanalisi

Ricostruire la storia della propria famiglia può essere utile a noi stessi, al fine di:

● comprendere il punto di vista dei familiari e/o cambiare il proprio

● elaborare eventuali lutti o perdite ancora irrisolte

● confrontare la propria anamnesi con le malattie sofferte dai propri avi

● collegare qualche nostra paura o blocco psicologico a un evento precedente vissuto da un familiare

Valutare i dati evidenziati dall’albero genealogico

Oltre a quanto detto, l’albero genealogico può rivelarsi particolarmente utile a individuare alcuni tratti personali prima non identificati. Questa efficacia si nota non tanto nel momento in cui si rappresenta l’albero, ma successivamente, quando si osserva. Ad esempio:

● la propria posizione rispetto a quella dei propri fratelli è un elemento fondamentale per stabilire la propria struttura psicologica. In particolare, consente di evidenziare/spiegare il proprio rapporto con il denaro e con i beni posseduti, e il legame instaurato, a livello sia fisico sia emotivo, con il territorio;

● è possibile capire l’influenza delle due famiglie su di sé. Ad esempio, se i membri della famiglia paterna hanno sempre ricoperto ruoli dirigenziali e ambiziosi, può significare che qualcuno di loro abbia intrapreso una strada obbligata e non realmente desiderata. Questo sistema di oppressione può esser stato trasmesso anche al figlio, creando in lui un complesso psicologico e una sensazione di “claustrofobia familiare”. La realtà però è che la colpa va ricercata nei nonni e bisnonni, più che nel padre. Individuandola e affrontandola, è più semplice risolverla ed uscirne;

●        situazioni che si ripetono, a livello inconscio, in tutte le generazioni. Ad esempio, se la nonna è rimasta incinta da ragazza senza essersi sposata, è possibile che anche la figlia segua la stessa strada. Si tratta di tradizioni inconsapevoli, che continuano finché qualcuno spezza la catena;

●        le modalità in cui sono morti i propri avi è un fattore da tenere particolarmente in considerazione. Ad esempio, molti propri avi sono morti per problemi cardiaci o respiratori? In questi casi, la componente emotiva in loro era molto forte. Oppure, sono deceduti per suicidi? Anche in questo caso, le informazioni vanno analizzate dettagliatamente per prevenire probabili situazioni future di crisi personale

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