Lazio: il Creia chiude i battenti

A rischio eliminazione anche l'Abelcol

pubblicato il 08/02/2014 in Attualità da Angela Menna
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Angela Menna

Dopo un finanziamento pari a 9 milioni di euro in soli 4 mesi per volere di due dirigenti, (arrestati, tra l'altro, per la vicenda rifiuti, legata al re di Malagrotta, Manlio Cerroni), il Creia (Centro Regionale Educazione e Informazione Ambientale), un ente inattivo, è stato finalmente chiuso. Stessa situazione potrebbe accadere anche all’Abecol, agenzia regionale presieduta, fino al suo arresto, da Luca Fegatelli, che si sarebbe dovuta occupare dei beni confiscati alle organizzazioni criminali nel Lazio. La sua esistenza era stata definita “non giustificabile” dalla Corte dei Conti, visto che dal 2011 è stata istituita un’analoga agenzia nazionale che ha l’esclusiva.
Mentre il Creia, anche per la questione dei finanziamenti sollevata da un’interrogazione del Movimento 5 Stelle, è stato soppresso con una delibera di Giunta del 21 gennaio scorso, per l’Abecol, nonostante le indicazioni della Corte dei Conti di fine novembre, c’è solo una dichiarazione d’intenti firmata dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti. Una memoria di Giunta del 13 gennaio, (4 giorni dopo l’arresto di Fegatelli), inviata a tutti i consiglieri regionali, nella quale si esprime l’intenzione di adottare “una proposta di legge  – si legge nel documento – da sottoporre all’approvazione del Consiglio per l’abrogazione della legge regionale 20 ottobre 2009, n. 24”, la norma con la quale è stata istituita l’Abecol. «Dopo il parere della Corte dei Conti – sottolinea Valentina Corrado, consigliere regionale 5 Stelle – ho presentato, il 12 dicembre scorso, una mozione per chiedere alla Giunta di provvedere alla chiusura dell’Abecol, che, inizialmente, non è stata presa neanche in considerazione dal Consiglio regionale». Infatti, il 30 dicembre è stato approvato il regolamento per l’affidamento in concessione, a favore di soggetti di privato sociale di beni confiscati alla criminalità organizzata. Tutto ciò, in forte contrasto con le indicazioni della Corte dei Conti, che aveva definito l’esistenza dell’Abecol non più 'giustificabile'.

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