Mps, la Fondazione chiede 750 milioni di euro

L'ingente somma è rivolta ai membri della deputazione e agli istituti di credito

pubblicato il 02/03/2014 in Attualità da Angela Menna
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Angela Menna

750 milioni di euro è la somma chiesta dalla Fondazione Mps agli ex organi amministrativi dell’ente e agli istituti di credito che hanno assistito la banca durante le operazioni del triennio 2008-2011. Nel dettaglio, la Fondazione stima in 381,82 milioni di euro, il risarcimento per la stipulazione dei contratti Tror sui titoli Fresh e in 362,41 milioni i costi provocati dalla perdita di valore delle azioni sottoscritte in sede di aumento di capitale nel 2011. Dunque, in tutto 744,23 milioni e la Fondazione, che si avvicina a grandi passi verso l’ufficializzazione, avrebbe deciso di presentarlo non solo ai membri della deputazione, ma anche agli istituti di credito. Per quanto riguarda il caso Fresh, l’intermediario finanziario coinvolto è Jp Morgan, che avrebbe omesso di rappresentare alla Fondazione la superfluità e gli inconvenienti dell’operazione, a causa del conflitto di interesse. I responsabili del danno, invece, sarebbero tutti i membri della deputazione, a partire dal presidente Gabriello Mancini e dal suo vice Luca Bonechi. Per l’ente, è una corsa contro il tempo, perchè l’azione di responsabilità nei loro confronti si prescriverà ad agosto. Per la stipula del 'loan agreement' (prestito) del 2011, considerata un’operazione in violazione del limite statutario del 20% nel rapporto debito-patrimonio, e per la perdita di valore delle azioni sottoscritte in fase di aumento di capitale, la Fondazione muove contro Mancini, Galgani, Bosi, Cecchetti, Fabbrini, Martinelli, Piazzi e contro l’allora provveditore, Marco Parlangeli. Secondo la Fondazione guidata da Antonella Mansi, responsabili sarebbero anche le banche finanziatrici. Si tratta precisamente di Barclays, Bnp Paribas, Credite Agricole, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Intesa Sanpaolo, Jp Morgan Chase Bank, Mediobanca - Banca di Credito Finanziario, Natixis, Royal Bank of Scotland, Unicredit, Banca Imi e Jp Morgan Limited. L’ente ha esaminato la questione nel corso di una riunione che si è tenuta la settimana scorsa sulla base di un parere fornito dall’avvocato De Nova.

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