Padre Barnaba al Sacrario di Redipuglia, a Villa Carnera e alla Foiba di Basovizza

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 25/09/2021 in Cronaca da Filippo Ortenzi
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Filippo Ortenzi

Un gruppo di fedeli della Chiesa Ortodossa Italiana della provincia di Frosinone, diretti da padre Barnaba (al secolo Sergio Arduini) hanno effettuato un pellegrinaggio in Friuli e nella Venezia Giulia per rendere omaggio ai caduti della Grande Guerra del Sacrario Militare di Redipuglia e alle vittime della barbarie comunista assassinati nella Foiba di Basovizza. A Redipuglia (GO) vi è un imponente sacrario militare monumentale, costruito in tre anni da un gruppo di lavoro dallo scultore Giannino Castiglioni e dall’architetto Giovanni Greppi, inaugurato il 18 settembre 1938 alla presenza del Capo dello Stato on. Benito Mussolini che contiene le spoglie di 39.857 caduti identificati che recano tutte la scritta PRESENTE e nell’ultimo gradone due grandi tombe comuni ai lati di una cappella votiva dove riposano 60.330 caduti ignoti. Il Sacrario vuole ricordare i 689.000 soldati italiani caduti nella I guerra mondiale, all’epoca percepita IV guerra d’Indipendenza perché promossa per riportare alla madrepatria le città irredente di Trento e Trieste. Tra i caduti sepolti a Redipuglia c’è la tomba del Maresciallo d’Italia principe Emanuele Filiberto Duca D’Aosta, comandante della III Armata, che nel 1931 chiese di essere sepolto tra i propri soldati. Unica donna sepolta nel sacrario è quella della ventunenne Margherita Kaiser Parodi, in omaggio delle crocerossine morte durante la guerra per soccorrere i soldati feriti.   

 

Durante il pellegrinaggio padre Barnaba ha visitato Villa Carnera e reso omaggio alla Tomba di Primo Carnera a Sequals (PD) per rendere omaggio all’unico pugile italiano che ha vinto (al Madison Square Garden di New York nel 1933) il campionato mondiale dei Pesi Massimi, un uomo generoso, leale, probo e sportivo popolarissimo dell’Italia dell’anteguerra ricordato ancora oggi come “Il Gigante Buono”. 

(nella foto padre Barnaba, che nella vita è un carabiniere  sulla sinistra e Roberto Humber sulla destra, che nella vita è un agente di polizia penitenziaria)

 

Il pellegrinaggio nelle terre friulano-giuliane si è concluso a Basovizza, una frazione di Trieste dove nel 1945 le forze comuniste dell’Armata Popolare Jugoslava, supportare dal PCI e dai partigiani comunisti italiani (che erano a favore dell’annessione del Friuli Venezia Giulia alla Jugoslavia), hanno assassinato migliaia di soldati e cittadini italiani. Dopo che il 30 marzo 2004 fu promulgata la legge n. 92/2004 che istituiva il Giorno del Ricordo per i martiri delle Foibe (su proposta di legge del triestino Roberto Menia e di Ignazio La Russa di AN, oggi ambedue in F.d’I): per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale” il 10 febbraio 2007 fu inaugurato il Sacrario delle Foibe di Basovizza, con annesso centro di documentazione. Precedentemente già nel 1992 l’allora presidente della Repubblica on. Oscar Luigi Scalfaro aveva decretato che la Foiba di Basovizza fosse dichiarata monumento nazionale. La foiba di Basovizza è una cavità artificiale, e in particolare un pozzo minerario per l’estrazione del carbone, profondo 228 metri e largo 4 dove alla fine della seconda guerra mondiale ebbero luogo eccidi ed esecuzioni sommarie di prigionieri di guerra (italiani e tedeschi), di civili italiani e anti comunisti sloveni da parte dei partigiani comunisti jugoslavi.

La data scelta è stata quella del 10 febbraio perché in tale giorno, nel 1947, fu firmato il trattato di pace di Parigi che consegnò alla Repubblica comunista della Jugoslavia i territori dell’Istria, del Quarnaro, le città di Zara e Fiume e la Dalmazia, precedentemente parte del Regno d’Italia. Dopo questa data ci fu la pulizia etnica degli italiani dell’Istria, Fiume e Dalmazia con almeno 16.500 italiani infoibati e 350.000 (giuliani, quarnerini e dalmati) profughi. Va ricordato che I comunisti non si accanirono soltanto contro gli italiani reputati fascisti, ma contro gli italiani in quanto tali, essendo stati infoibati anche partigiani antifascisti quali l’autonomista fiumano Riccardo Zanella e I partigiani Licurgo Olivi del Partito Socialista e Augusto Sverzutti del Partito d’Azione, membri del C.L.N. ma contrari alla juogoslavizzazione del Friuli Venezia Giulia avallata dalle bande comuniste italiane garibaldine nel nome dell’Internazionalismo Comunista (i partigiani comunisti italiani della Divisione Garibaldi “Natisone” che si era posta agli ordini dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia nel maggio 1945 si resero responsabili dell’Eccidio di Porzûs dove trucidarono decine di partigiani, tra I quali Guido Pasolini fratello del poeta e regista Pier Paolo, della Divisione Osoppo di partigiani cattolici e monarchici di sentimenti patriottici e italiani). Va ricordato che dopo la guerra i partigiani comunisti si accanirono contro non soltanto gli italiani, ma soprattutto contro i patrioti croati, dei quali ricordiamo lo sterminio dell’intero clero e classe dirigente della Chiesa Ortodossa Croata. Padre Barnaba ha benedetto le tombe dei martiri e ricordato i caduti, che non hanno mai avuto giustizia perché il Governo Italiano, guardasigilli il comunista stalinista Palmiro Togliatti, il 22 giugno 1946 promulgò la famosa “Amnistia Togliatti” onde evitare che fossero giudicati i responsabili dei crimini fatti dai partigiani, il 18 settembre 1953 poi il Governo Pella, su proposta del guardasigilli democristiano Antonio Azara approvò un ulteriore indulto e amnistia per tutti i reati politici commessi entro il 18 giugno 1948, ossia le stragi e le uccisioni di fascisti, presunti tali o anticomunisti effettuati nei tre anni successivi alla fine della guerra.      

Mons. Filippo Ortenzi

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