27 maggio 1993: a Firenze l'attentato di via dei Georgofili

21 anni fa la strage e i soccorsi dei volontari

pubblicato il 27/05/2014 in Attualità da Daniele Del Casino
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Daniele Del Casino

Erano le 1,04 della notte a cavallo tra il 26 e il 27 maggio 1993, quando la città di Firenze fu scossa da una tremenda esplosione. Un fiat fiorino bianco, con all'interno 250 chili di tritolo, viene parcheggiato tra via Lambertesca e via dei Georgofili, sul retro dell'Accademia omonima, storica istituzione fondata nel 1753 e dedita al progresso delle scienze, situata nella via omonima. La deflagrazione sventra il palazzo e le abitazioni circostanti, dove troveranno la morte 5 persone: la famiglia Nencioni, composta da Fabrizio, Angela, le figlie Nadia e Caterina, di soli cinquanta giorni, e Dario Capolicchio, studente.Il boato è sentito fino a Fiesole, tutta la città va in allarme, con un'area di circa trecento metri intorno all'accademia completamente devastata. All'inizio si pensa ad una fuga di gas ma col tempo e con l'arrivo del sole la luce mostra il cratere di un metro e mezzo lasciato dall'autobomba. I cronisti accorsi sul luogo documentano la scena straziante che si trovano davanti e i giornali escono con un'edizione straordinaria. “Siamo in guerra” titola La Nazione, il maggior quotidiano della città, ed è così che si sentono in molti fiorentini quella notte. Tra i protagonisti dei soccorsi, insieme ai Vigili del Fuoco, alle Forze dell'Ordine e alle associazioni di mutuo soccorso spicca la Vigilanza Antincendi Boschivi, unità del volontariato di protezione civile che è tra le prime ad accorrere sul posto, grazie alla forte presenza delle sezioni locali intorno a Firenze. I volontari della Vab si prodigano nel rimuovere le macerie, mettendo in salvo le opere d'arte colpite custodite nell'accademia, con circa duecento tra sculture e quadri che rimangono danneggiate nell'esplosione, come per aiutare gli sfollati che vengono allontanati dal perimetro dello scoppio, per paura di altri imminenti crolli. Particolarmente straziante fu per un volontario trovare tra le macerie il cuscino insanguinato di Caterina Nencioni, la neonata uccisa insieme a tutta la sua famiglia. Un'opera che coinvolgerà la Vab per molti giorni e che vedrà arrivare in rinforzo anche volontari da tutte  le sezioni della Toscana, dando una grande prova di abnegazione e solidarietà a tutto il paese. Anche oggi, come tutti gli anni da quel giorno, i volontari si sono uniti alla città nel ricordare quel giorno, segnato dall'infamia umana ma anche dal coraggio, perchè il ricordo eviti il ripetersi di eventi tragici come l'attentato di via dei Georgofili.

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