Alluvione di Genova, rischi e psicosi da indignazione

Gabrielli: “il volontariato non si improvvisa”

pubblicato il 14/10/2014 in Attualità da Daniele Del Casino
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Daniele Del Casino
courtesy Vab Piemonte

L'ultima ondata di maltempo che si è abbattuta sulla città di Genova ha messo a nudo, per l'ennesima volta, le mancanze di uno stato sotto vari aspetti, dalle opere pubbliche per la messa in sicurezza del territorio alle fallaci previsioni meteo e conseguenti mancati allertamenti ma un'altra cosa ha colpito quest'ultimo, tremendo nubifragio: l'intervento dei volontari di Protezione Civile, una presenza da moltissimi anni ormai radicata in tutte le emergenze nazionali. Nonostante la Liguria sia una regione ricca di associazioni dedite a questo tipo di volontariato ben poche sono state finora le immagini della componente più numerosa della Protezione Civile Nazionale, mentre i media hanno dato grande risalto ai cosidetti “angeli del fango”, la gran massa di persone che fin da subito si è mobilitata per porre rimedio ai danni dell'alluvione. Ma da dove arriva questa situazione? Certamente da problemi di funzionalità della catena di comando a livello regionale per la gestione dell'emergenza, che non ha allertato per tempo le strutture dedicate, volontariato di Protezione Civile compreso, dove lo stesso Prefetto Franco Gabrielli, capo del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, afferma che molte regioni non hanno editato i piani guida per le emergenze e di conseguenza la loro funzione di collegamento con il Dipartimento viene a guastarsi nel momento del bisogno. “Il volontariato è una componente fondamentale del Dipartimento di Protezione Civile e non si improvvisa – afferma Gabrielli – e questo lo sostengo anche sulla base della recente notizia di una ragazza di 27 anni che a Genova è in gravi condizioni dopo essere stata colpita da un'attacco cardiaco mentre spalava fango. Questa vicenda ripropone il fatto purtroppo che i volontari non si improvvisano”. La gestione delle autorità preposte certamente ha la sua responsabilità anche sull'intervento del volontariato di PC, che nonostante la carenza endemica di risorse , in un bilancio del Dipartimento di PC decurtato del 56% dal governo, Gabrielli assicura che non sono stati tagliati i fondi ad esso destinati ma il dubbio che anche i media abbiano volutamente amplificato l'immagine degli “angeli del fango” a scapito di altre presenze risuona forte. Ad alimentare questo dubbio alcune “mancanze” dell'informazione sull'alluvione di Genova e non solo: in un'occasione viene mostrato un extracomunitario che osserva beatamente la gente che sta spalando fango, mentre poi girano sul web molte immagini di extracomunitari che lavorano per pulire la città, in un'altro momento viene mostrata l'indignazione della gente per il mancato intervento dell'Esercito, quando fin da subito i militari in città sono stati presenti e sono stati inviati a breve cento soldati insieme a diversi veicoli del Genio Pontieri mentre altri 200 sono in corso di approntamento. Data la forte presenza volontaria ligure e l'invio dalle regioni vicine di altre squadre di volontari viene da pensare che la loro presenza sia stata snobbata dai media, forse perché in un certo qual modo rappresentanti di uno stato, in favore degli “angeli del fango”, una presenza maggiore e sicuramente più volubile, come dimostrato dall'incidente occorso lunedì scorso nel capoluogo ligure tra alcuni volontari e una pattuglia della Polizia che perlustrava una zona: all'invito dei volontari agli agenti a dare una mano, “a sporcarsi la divisa” come hanno affermato, é venuto fuori un'alterco con tanto di intervento del reparto Mobile, la cosidetta “celere”, fino alla pacificazione da parte di residenti e commercianti del posto. I media, che nell'occasione si ricorda sono anche responsabili del termine “bombe d'acqua”, mera invenzione giornalistica, hanno la loro responsabilità in questa situazione, dove i volontari della Protezione Civile, una realtà formata da migliaia di cittadini  che si sono sempre distinti per abnegazione e coraggio, sono presenti e aiutano il paese, spesso a sommi sacrifici personali.

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