Pozzallo, la migrazione si organizza in chat

Lo accerta la polizia di Ragusa

pubblicato il 28/11/2014 in Attualità da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Barcone di migranti si avvicina a Pozzallo

Che cosa non si organizza oggigiorno, via Facebook? Rimpatriate, flash mob, sit-in, rivoluzioni, perché no, anche attentati. Mancavano alla lista soltanto gli imbarchi clandestini in direzione dell’Italia. Ebbene, ora ci sono anche quelli. Come ha scoperto la polizia di Ragusa, mettendo sotto torchio gli scafisti di quattro barconi provenienti dalla Libia e intercettati domenica 16 novembre dalla Marina all’altezza del Canale di Sicilia. Questi barconi si dividevano ottocentosessantaquattro migranti: i piloti, di nazionalità tunisina, e tutti i loro passeggeri (tra essi c’erano non solo africani, ma anche siriani e palestinesi) sono stati quindi fatti trasbordare sulla nave  “San Giusto”, e in ultimo fatti sbarcare a Pozzallo. C’era un vero e proprio sistema di prenotazione online degli imbarchi;, un’organizzazione che consentiva di trasformare un viaggio della speranza in una navigazione turistica. O almeno di farlo pagare come tale. Gli inquirenti in divisa hanno infatti appurato che i “passeggeri” stipati sui barconi, dopo essersi iscritti nelle liste di imbarco tramite una semplice adesione via chat su Facebook,  hanno pagato un “ticket” pro capite di circa 1700 euro a testa per sostenere la traversata dalla Libia alla Sicilia con zero comfort. Così che , in totale, i gestori dell’improbabile “agenzia” (compresi gli scafisti) hanno intascato la ragguardevole somma di 1.500.000 dollari.    

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