Ebola, stabile paziente italiano

Prognosi ancora riservata

pubblicato il 09/12/2014 in Attualità da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Team anti-ebola

Man mano che passano i giorni, comincia a filtrare qualche dettaglio in più sull’identità del medico italiano ricoverato per ebola allo “Spallanzani” di Roma dal 25 novembre scorso. Adesso sappiamo che si tratta di un infettivologo siciliano di cinquant’anni, in servizio all’ospedale di Enna, ed eccezionalmente collaborante con una missione umanitaria anti-ebola in Sierra Leone, sotto il marchio di Emergency. Da giorni il bollettino che riguarda le sue condizioni cliniche recita sempre lo stesso ritornello: il paziente è in condizioni stabili, ma la prognosi sul suo conto non è ancora scioglibile. Tradotto in termini terapeutici: resta in regime di assistenza respiratoria meccanica, ma previsioni su un miglioramento certo al momento non è ancora possibile farne. Si naviga a vista, constatando gli sbalzi repentini che il suo stato di salute fa registrare da un momento all’altro. Il 7 dicembre, per esempio, si è avuto un nuovo brusco rialzo della febbre, dopo un periodo di sostanziale “tregua” della temperatura (l’ultima impennata si era avuta, come è già stato scritto, tra il 25 e il 26 novembre).    
Ogni giorno, intanto, nel mondo, c’è sempre qualche caso di guarigione da ebola in più: fa ben sperare il fatto che l’ultimo in ordine di tempo si sia verificato proprio alle porte di casa nostra, e cioè in Svizzera. Qui un medico cubano quarantatreenne, Félix Báez de Sarría, in cura dal 20 novembre in un ospedale di Ginevra, è stato dichiarato ufficialmente fuori pericolo e quindi dimesso il 6 dicembre. Era stato contagiato dal virus mentre si trovava in Sierra Leone insieme con un altro centinaio di colleghi connazionali; sembra sia stato curato con lo ZMapp, il farmaco-miracolo.

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