Partecipa a Notizie Nazionali

Sei già registrato?

Accedi con e-mail e password

San Pietro, rilasciata la “sequestratrice” del Bambinello

Alla Azhdanova interdetto l’accesso in Vaticano

Condividi su:

Il giorno di Natale aveva fatto irruzione in piazza San Pietro e si era intrufolata tra le statue del presepe: il suo scopo era quello di turbare la plastica armonia della Sacra Famiglia “prendendo in ostaggio” il Bambinello. O semplicemente accostandoselo al suo seno nudo, quasi fosse un’altra madonna. Per questo gesto Iana Aleksandrovna Azhdanova era stata immediatamente arrestata dalla Gendarmeria vaticana. La donna è una militante di Femen, il movimento di femministe ucraine già noto alle cronache per le provocazioni sessuali attraverso cui conduce le sue battaglie sociali. Nato nel 2008, il movimento ha già un corposo curriculum di proteste estreme in patria e all’estero. A Città del Vaticano queste “talebane della consapevolezza femminile” naturiste (o quantomeno in topless) sono praticamente di casa: prima dell’incursione della bionda Azhdanova, infatti, si erano già fatte vedere tre volte entro il perimetro delimitato dal colonnato del Bernini. La prima è datata 13 gennaio 2013, fine era Ratzinger: durante la celebrazione dell’Angelus, alcune di esse avevano dato vita ad una vistosa manifestazione in favore dei diritti dei gay. Altra apparizione durante l’ultimo conclave, 12 marzo di quello stesso anno: in quell’occasione un’attivista si è spogliata in mezzo alla folla per mostrare il torso nudo su cui faceva bella mostra di sé la scritta “No more Pope” (Non più papi). Il tris più di un anno dopo, il 14 novembre 2014, per manifestare  contro la visita di papa Francesco al Parlamento europeo: ancora cartelli “epidermici” di protesta, “Pope is not a Politic” (Il Papa non è un politico). Puntualmente tutti i blitz delle Femen precedenti a quello di Natale si erano conclusi, al pari di quest’ultimo, con il pronto intervento della polizia e l’allontanamento delle pasionarie, preceduto o meno da un fermo momentaneo. Sembra però che la Azhdanova che, in linea con la tradizione, non aveva mancato di mettere in mostra sul ventre il solito messaggio per scuotere le coscienze (“Dio è donna”), col suo atto abbia passato il segno: il 27 dicembre, infatti, due giorni dopo il suo arresto, è stata sì rilasciata su disposizione del Promotore di giustizia vaticano, ma non potrà mai più “mettere piede in piazza San Pietro né tantomeno all’interno della basilica”, come ha dichiarato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. Se la scandalosa contestatrice si dimenticherà dello Stato Vaticano, lo Stato del Vaticano è comunque pronto a dimenticarsi di lei: e lo dimostra il fatto che la donna è stata mandata via “senza condizioni”, risparmiandole completamente quel processo per atti osceni che sembrava inevitabile. Tutto, insomma, purché non si faccia più rivedere. 

Condividi su:

Seguici su Facebook