Caso Moro, la verità “confessata”

Parla Mennini: svolta nelle indagini e su nuovi scenari?

pubblicato il 09/03/2015 in Attualità da Daniele Del Casino
Condividi su:
Daniele Del Casino

In queste ore l'arcivescovo Antonio Mennini, su espressa richiesta di Papa Bergoglio, comparirà davanti alla Commissione d'inchiesta sul caso Moro per testimoniare sullo stesso e rispondere alle domande dei membri. Sarà fatta più chiarezza su uno dei maggiori misteri d'Italia ?

Papa Francesco lo ha richiamato dall'Inghilterra, di cui è il nunzio apostolico, e ha dato all'arcivescovo Antonio Mennini l'autorizzazione a parlare e raccontare su ciò che sa sul sequestro e assassinio dello statista democristiano Aldo Moro.


Ma perché questo prelato é così importante?

Perché nel 1978, l'allora don Mennini era il prelato che avrebbe incontrato l'allora presidente della DC in una delle due “prigioni del popolo” poco prima che venisse condannato a morte alla fine del processo brigatista, nonché il tramite tra il Vaticano e le BR nella trattativa della Santa Sede che cercava di salvare il politico, amico di Papa Montini.

Del suo ruolo, pare tutt'altro che secondario, sulla vicenda ne parlò Francesco Cossiga, ministro dell'Interno nel 1978,  durante le sue “memorie” dove l'ex Capo dello Stato tra l'altro rivelò l'esistenza di un progetto volto a “proteggere” Aldo Moro in caso di un suo rilascio da vivo (il cosiddetto piano Victor ). Secondo Cossiga don Mennini arrivò al covo delle Brigate Rosse senza essere scoperto dagli investigatori, confessandolo e dandogli poi l'estrema unzione.

Un particolare, quello della presenza di un sacerdote, presente già nel film Il caso Moro di Giuseppe Ferrara, datato 1986, e tratto da un libro, I giorni dell'Ira di Robert Katz del 1982, dove un prete arriva fino a Moro prigioniero e gli procura anche dei documenti che potrebbero salvarlo da una morte certa.

Quindi una storia forse già ben conosciuta in alcuni ambienti, pari forse a quella del rilascio d'informazioni avvenuto durante la fantomatica “seduta spiritica” del 2 aprile 1978, cui fu presente anche Romano Prodi, ma che certo negli anni non è stato possibile appurare in modo approfondito: dopo la fine del sequestro Moro don Mennini intraprenderà una carriera diplomatica che lo porterà ben lontano dall'Italia:  Turchia, poi Bulgaria, Russia , Uzbekistan e poi Gran Bretagna senza contare l'immunità diplomatica di cui gode in quanto ambasciatore della Santa Sede, particolare che certo non avrebbe aiutato eventualmente gli inquirenti, in caso il prelato fosse stato chiamato a deporre sulla vicenda, fatto peraltro mai accaduto.

Ora però la svolta: il Papa in persona richiama Mennini a Roma, dopo la richiesta del Presidente della Commissione d'inchiesta Fioroni, e decide che il nunzio si metta a disposizione della stessa per essere interrogato su non pochi punti della tragica vicenda, dove alla luce di nuove informazioni o particolari raccontati da Aldo Moro, se la storia della sua presenza nei covi brigatisti fosse appurata, potrebbe emergere anche una storia ben diversa da quella raccontata in questi trentasette anni.

Intanto oltre al ruolo dell'arcivescovo Mennini in questi giorni un altro particolare, riferito alla strage di via Fani, é al centro dell'attenzione come di aspre polemiche giudiziarie: la moto Honda con i due figuri a bordo che avrebbe preso parte al sequestro di Aldo Moro e l'eliminazione della sua scorta (anche se le Brigate Rosse hanno sempre smentito la loro presenza o quantomeno il loro coinvolgimento nell'azione) è il punto da dove riparte un'inchiesta, volta a stabilire i reali fatti su chi fossero i due motociclisti e il loro ruolo nella giornata del 16 marzo 1978.

L'affaire Moro si dimostra tutt'altro che concluso o appurato ma certo é che forse grazie anche all'intervento di Papa Bergoglio il quadro dei fatti potrebbe diventare molto più chiaro.


 

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password