Antartide, è caldo record

Picco raggiunto a fine marzo

pubblicato il 01/04/2015 in Attualità da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Tipico paesaggio antartico

Martedì 24 marzo, il passaggio di testimone dal generale Inverno a madama Primavera si è ormai consumato da quattro giorni: a Roma si registrava una temperatura massima di diciannove gradi centigradi. 

E fin qui ci può stare: siamo pur sempre nel mese che sta alla frontiera tra la stagione fredda e quella calda e, una volta esauritosi l'effetto del  colpo di coda invernale, le temperature non potranno che alzarsi gradatamente. La cosa che fa preoccupare, però, è che il valore barometrico capitolino è soltanto di due gradi superiore a quello del Polo Sud , più precisamente della sua propaggine più boreale, dove lo stesso giorno si è registrata una massima di diciassette gradi e rotti. Sotto il Cupolone, in sostanza, potrebbe fare più caldo, ma nella terra dei pinguini dovrebbe fare molto più freddo.  

Ė fuor di dubbio che qualcosa nell’equilibrio atmosferico mondiale, e da qualche decennio ormai, si sia rotto. Proprio come i ghiacci dell’Antartide, diminuiti del 18% (una percentuale non certo priva di significato)  nell’arco di tempo che va dal 1994 al 2012. Un dato inquietante, che difficilmente però balza all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale: a risvegliare nuovamente l’interesse sulla “questione antartica” ci ha pensato uno studio dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea, pubblicato recentemente sulla rivista americana Science. “Con i nostri numeri – ha dichiarato  Fernando Paolo, uno degli autori dello studio –  noi non solo dimostriamo che il volume totale della piattaforma si sta assottigliando, ma denunciamo anche un'accelerazione di tale assottigliamento nell'ultimo decennio".

La prospettiva, di lunghissimo periodo ma non certo meno scoraggiante, è che nei prossimi duecento anni, perdurando l’andazzo attuale, le barriere glaciali nell'Antartide occidentale potrebbero perdere fino alla metà del loro volume

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