Quanto funziona la legge sul femminicidio?

La legge sul femminicidio potrebbe migliorare secondo la presidente di Telefono Rosa

pubblicato il 03/04/2015 in Attualità da Valentina Roselli
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Valentina Roselli

L'ultima vittima è Irene Focardi, trovata in un sacco della spazzatura alla periferia di Firenze . Vero è che i femminicidi nel 2014 risultano 97  e sono diminuiti rispetto all’anno precedente, erano stati infatti 128 nel  2013,  ma non si può certo cantare vittoria.

Le morti per mano di mariti e compagni sono all’ordine del giorno e anche chi si salva è destinato a portare dentro di sé cicatrici enormi che non ricorderanno un dolore  ma saranno esse stesse  perenne fonte di dolore. Un massacro senza sosta  di cui spesso sono testimoni  i figli. 

Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, a un anno e mezzo dall'entrata in vigore della legge sul femminicidio ricorda l’importanza della legge  ma ribadisce che bisogna puntare su educazione e prevenzione. ''Punire non risolve il problema. Il discorso è molto più ampio e più profondo''.

La Moscatelli ricorda tutte quelle donne che non vogliono denunciare per paura e insiste sul fatto che è qui che c’è da fare il più grande lavoro . 'La legge funziona nei limiti in cui marcia la giustizia, e siccome il marciare della giustizia è sempre lento, noi ci troviamo a costituirci parte civile in processi che iniziano adesso ma riguardano il femminicidio di due anni fa'' dichiara la presidente.

In base alla legge  sul femminicidio  non sempre si procede all'arresto immediato e si lascia agli arresti domiciliari il colpevole questo connota quasi il femminicidio  come  un reato di serie 'b'' Indipendentemente dal reddito la stessa vittima è ammessa al gratuito patrocicinio , ma è il giudice a consentire il gratuito patrocinio  e per la presidente del telefono Rosa è una cosa aberrante:  perché se la legge stessa lo prevede si deve lasciare l’ultima parola al giudice? 

La Moscatelli   sottolinea  l'importanza della costituzione di parte civile che  è un grande elemento di forza per la parte offesa perchè dà  sostegno e forza  al processo.  Ma importante per Gabriella Moscatelli per chi si costituisce parte civile è chiedere solo un compenso simbolico per dimostrare che non si svolge questo ruolo per soldi ma far capire che le donne non sono e non saranno mai sole.

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