Fiumicino, arrestato terrorista pakistano

L'uomo coinvolto nell’attentato di Peshawar del 2009

pubblicato il 26/06/2015 in Attualità da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Arrestato terrorista pakistano a Fiumicino

“Ruolo esecutivo” in azione terroristica.

Un modo burocratico per dire che il pakistano che è stato arrestato giovedì 25 giugno all’aeroporto di Fiumicino, non molto dopo aver messo piede sul suolo italico, appartiene alla “manovalanza” del gruppo che mise in atto l’attacco sanguinario al mercato di Peshawar il 28 ottobre 2009. Quel giorno, nella città pachistana al confine con l’Afghanistan, si ebbero centouno morti e centocinquanta feriti. L’uomo, di cui non si conoscono le generalità, proveniva da Islamabad.

E non era certo al suo primo viaggio nel Belpaese: gli inquirenti ritengono, anzi, che egli fosse un frequentatore piuttosto assiduo dell’Italia: tanto da avere basi strategiche nella capitale, ma anche in Sardegna, più precisamente ad Olbia, dove avrebbe ospitato un amico terrorista con cui progettava un’azione kamikaze da attuarsi perlappunto  nello Stivale.

Proprio così: gli affari italiani dell’arrestato si muovevano sull’asse Sardegna-Lazio. Questo spiega  perché l’operazione che ha portato alla cattura dell’uomo è stata condotta, condotta, congiuntamente, dagli agenti della Digos di Sassari e da quelli della Digos capitolina, in collaborazione con la polizia di frontiera di Roma-Fiumicino.

Dal 24 aprile scorso la campagna antiterrorismo delle nostre forze dell’ordine è in pratica permanente: da quel giorno, infatti, da quando, cioè, sono state emesse ben diciotto ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di pakistani ed afghani che facevano rete nel territorio nazionale, non si è più smesso di lavorare sul fronte dell’Afghan-Pakistan connection di casa nostra.

D’altronde, c’è più di un motivo per vigilare senza sosta: l’Italia, nel Mediterraneo,rappresenta una stazione strategica della multinazionale del terrore, e da qui partono anche parecchi rifornimenti in denaro ai “fratelli combattenti” in più parti del mondo.

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