Napoli, ancora terrore a Soccavo

Non si ferma la scia di sangue e devastazioni

pubblicato il 09/09/2015 in Attualità da Gianluca Vivacqua
Condividi su:
Gianluca Vivacqua
Genny Cesarano

Continua la guerra urbana nei quartieri partenopei di Soccavo e Stella, popolosi polmoni sociali della città del Vesuvio.

E sembra di essere tornati nella Palermo delle settimane che precedettero l’assassinio di Dalla Chiesa (la mattanza che fu denominata “operazione Carlo Alberto”). Qui, però, non c’è nessun pesce grosso da intimidire, ma tanti pesci piccoli, spesso piccolissimi, contro cui si sfoga il furore, a metà tra l’assassino e il teppistico, di vendicatori anonimi quasi quanto le loro vittime. Non si tratta, insomma, di affari camorristici al vertice, ma di una catena piuttosto impressionante di regolamenti di conti malavitosi in cui sono coinvolte le piccolissime ruote che hanno gravitato per poco tempo nell’ambito degli affari camorristici (molti semplicemente in qualità di commessi o corrieri), e soprattutto non accenna a fermarsi. Anzi, di giorno in giorno, dal 5 settembre, si fa sempre più feroce.

E la polizia per quattro notti di seguito è dovuta accorrere sul posto, puntualmente in ritardo rispetto alla tragedia. Quarto giorno di raid criminali, 8 settembre: due gli episodi più significativi. All’1.45, in via De Civitate, un allarme è arrivato alle forze dell’ordine dopo che erano stati uditi diversi spari, partiti da armi da fuoco di ignoti. Bossoli di diverso calibro e qualità sono stati raccolti e analizzati dalla scientifica. Alle 4.00, poi, un pasticcere è stato costretto a chiamare la polizia dopo che diversi colpi erano stati esplosi contro la vetrina della sua bottega, in via Montevergine (l'episodio però risale alle 22.00 del giorno prima). Nella parete di fronte al negozio si era conficcata una delle ogive provenienti dalla pistola del malvivente, autore dell’agguato. Il giorno prima, cioè il 7, quasi un intero kalashnikov era stato scaricato nel Rione Traiano (che appartiene a Soccavo) contro la porta dell’abitazione di un incensurato di 32 anni, a cui erano stati fatti saltare anche i tubi del gas e dell’acqua.

Tuttavia il culmine dell’aberrazione era già stato raggiunto il 6, quando era stato brutalmente freddato  in strada un ragazzo di 17 anni, Genny Cesarano. Pallottole vaganti, si disse sulle prime, poi, però, alla luce di ricostruzioni più accurate, si è scoperto che il giovane era il vero e proprio obiettivo dei killer. Genny era stato il galoppino del clan dei Sequino, ed è stato ucciso da emissari del clan rivale, quello dei Sibillo di Forcella (altro quartiere di Napoli). 

All’escalation del sangue lo Stato tenta di reagire con un’escalation della presenza militare nel territorio. Il 7 settembre il ministro Angelino Alfano ha dato il via libera all’invio a Napoli  di 50 uomini del reparto Prevenzione crimine della Polizia di Stato e delle Compagnie intervento operativo dei Carabinieri. “Vogliamo più uomini in divisa per le strade di Napoli, ma non vogliamo che questi uomini provengano direttamente dall’Esercito, perché questa non può e non deve essere considerata un’emergenza per cui proclamare lo stato di guerra”, aveva detto il sindaco De Magistris. Ed è stato accontentato.

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password