Clinton: avanti nonostante tutto e tutti

“Sono io la migliore”

pubblicato il 29/01/2016 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Hillary Clinton

Quanto manca?

Non è l’interrogativo di una Simona Ventura di qualche anno fa, ma la domanda che assilla di ora in ora Hillary Clinton, e con lei il suo staff, in vista dell’apertura dei caucus. Perché l’attesa dei verdetti uccide, più dei verdetti stessi. 

Sono in giro da molto tempo e ho ricevuto molti attacchi, ma resto in piedi e vado avanti.” Sono parole di Iron Hillary. O meglio ancora di Steel Hillary, durante l’ultimo dibattito tv svoltosi in Iowa prima dell’inizio delle primarie. Spalle quadrate, pelle da salamandra, volontà e morale tetragoni, a prova di offese e assalti: essere in politica da molto tempo vaccina contro tutto, ma non contro l’ agonia dell’incertezza. E incerti, davvero in bilico, per non dire tendenzialmente sfavorevoli, sono per Hillary i sondaggi alla vigilia delle primarie; alla vigilia, cioè,  di una battaglia che contava di aver già vinto nella fase preliminare, quella dei dibattiti tv. E invece non è andata proprio così: ora la cosa essenziale, e l’ex First Lady lo sa bene, è aggrapparsi alla fiducia nella propria eccellenza, come se la situazione fosse la più rosea possibile.

Sono io la scelta migliore nell’intero lotto di nomination democratiche”. E, con l’incrollabile sicurezza di chi si sente predestinato a vincere, già si proietta dentro la Stanza Ovale: “Voglio essere il presidente di tutti.” Parole non molto diverse da quelle che potrebbe pronunciare uno dei più spietati Frank Underwood, a dimostrazione che di grinta, quella che non fa distinzione di sessi perché non ha sesso, Hillary ne ha da vendere.   

In suo favore c’è anche l’investitura di Obama, ma potrebbe non bastare. La verità è che spesso – e questo vale anche nel caso di mrs. Clinton –  tanta sicurezza nasconde in realtà una serie di timori che si vuole a tutti i costi esorcizzare. E, tra i molteplici modi per farlo, c’è anche quello di retrocedere al secondo posto lo spauracchio che in realtà occupa il primo. E parliamo, naturalmente, dell’inesorabile paladino albicrinito del Vermont, Bernie Sanders. Non è lui “la parte più stressante della campagna”, bensì “gli insulti e le parole denigratorie di Donald Trump”. Ma Hillary, in realtà, sottoscriverebbe un assegno in bianco o a molti zeri pur di trovarsi già faccia a faccia col miliardario, e avere alle spalle lo scoglio-Sanders. Non manca molto, ormai, all’ora x.

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