Isis, anche EAU in coalizione saudita

Si allarga fronte combattente degli stati afro-asiatici

pubblicato il 09/02/2016 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
Condividi su:
Gianluca Vivacqua
Grattacieli ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi

Ci sono anche Abu Dhabi, Dubai e gli altri cinque stati fratelli.

Contro l’Isis, al fianco dell’Arabia Saudita, dall’inizio di febbraio sono scesi in campo in Siria anche gli Emirati Arabi Uniti. Il monarca wahhabita chiama – esplicitando la sua necessità di potenziare e allargare la coalizione islamica anti-Califfato  – e gli emiri sunniti rispondono.

Abu Dhabi, Ajman, Dubai, Fujaira, Ras al-Khaima, Sharja e Umm al-Qaywayn diventano quindi la 35° stelletta di un grande fronte afro-asiatico varato da Riad lo scorso dicembre e costituito, prima dell’ingresso degli Emirati, da Egitto, Tunisia, Turchia, Libia, Indonesia, Giordania, Libano, Pakistan, Senegal, Bahrein, Bangladesh, Benin, Ciad, Comore, Gibuti, Gabon, Guinea, Costa d'Avorio, Kuwait, Malesia, Maldive, Mali, Marocco, Mauritania, Niger, Nigeria, Palestina, Qatar, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Togo e Yemen.

Gli Emirati, dunque, non seguono l’esempio di Iraq, Siria e Iran, che hanno rinunciato ad entrare nella coalizione saudita: c’è da dire, però, che essi non sono certo esordienti assoluti nella lotta contro l’Isis, dal momento che partecipavano già ai bombardamenti aerei contro gli al-baghdadiani, e proprio sul territorio siriano, dal giugno 2015, da quando, cioè, furono Obama e la Casa Bianca a volere un rassemblement di vari Stati amici per debellare i tagliagole islamisti, tanto in Iraq quanto in Siria.

Gli Emirati, con gli altri Paesi impegnati al loro fianco nella terra di Bashar Assad (Giordania, Arabia Saudita, Canada, Bahrein e ovviamente Stati Uniti), non avevano solo il compito di distruggere l’Isis, ma anche quello di fornire supporto alle Unità di Protezione Popolare curdo-siriane.

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password