Sarkozy, ancora dolori per Bygmalion

Presidente francese nel registro degli indagati

pubblicato il 17/02/2016 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Nicolas Sarkozy

Una pesantissima tegola giudiziaria.

Meglio ancora (o peggio ancora): una sciagurata slavina nel mezzo della scalata per riprendersi l’Eliseo. L’ex presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy (leader del partito dei Repubblicani, nome con cui dal 2015 si presenta agli elettori l’Ump), da martedì 16 febbraio risulta ufficialmente indagato per  aver finanziato illegalmente le spese della sua campagna elettorale nel 2012 (poi persa). L’esito più amaro di una giornata di vera e propria passione, consumata quasi interamente a sostenere gli interrogatori degli inquirenti parigini.

La vicenda è già nota: ha già fatto scandalo, eppure continua ancora a farne. Si tratta di quello che negli schedari della Procura luteziana è fin troppo noto come “caso Bygmalion”, al centro di un’inchiesta scattata nel giugno del 2014. Un’inchiesta che fino ad ora aveva solo sfiorato l’ex delfino di Chirac (nella rete dei magistrati erano via via caduti ben tredici esponenti dell’ex Ump), ma non l’aveva mai coinvolto direttamente.

Bygmalion: che è un po' come dire Pigmalione doppio (nel senso di ambiguo). Nel senso che promuove e rilancia l'immagine di un candidato, e nello stesso tempo ne sminuisce il potere di spesa però sempre allo scopo di proteggerne l'immagine. Non sappiamo quanto una battuta così possa far ridere Sarkozy, ma sta di fatto che la società di comunicazioni che quattro anni fa gestiva tutti i passaggi della sua campagna di rielezione (Sarkozy era il presidente uscente) aveva un doppio ruolo: organizzare una consistente serie di eventi che erano in realtà raccolte mascherate di fondi per il candidato (i fondi poi finivano nelle casse dell'Ump); e nello stesso tempo prestarsi ad emettere fatturazioni falsificate, per il costo di quegli stessi eventi, che  dimostrassero come Sarkozy, nel corso di tutta la campagna, non aveva superato il tetto delle spese elettorali previsto dalla legge francese: il limite massimo, per ciò che concerne il secondo turno, è stabilito a 22,5 milioni di euro. Sulla carta, infatti, i costi sostenuti oscillavano tra gli 11 e i 18 milioni, a fronte, però, di risorse finanziarie molto maggiori, che furono impiegate ma senza che venissero allo scoperto.     

Tecnicamente Sarkozy non è in stato di accusa, ma è un “testimone assistito” (in Italia si direbbe destinatario di un avviso di garanzia). Continua a proclamare la sua innocenza sostenendo che quanto avvenne, avvenne a sua insaputa
    

 

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