Intesa su Siria, i dubbi di Assad

Prosegue avanzata truppe di Damasco

pubblicato il 18/02/2016 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Il presidente siriano Bashar al-Assad

“Difficile”.

Così il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha definito l’applicazione dell’accordo faticosamente raggiunto a Monaco l’11 febbraio da Usa e Russia per una tregua bilaterale dei combattimenti in Siria. È bene (anche se magari non necessario) ricordare che in terra siriana Washinton e Mosca non si combattono tra di loro, bensì combattono due guerre parallele contro lo stesso obiettivo, l’Isis. Gli Usa sono affiancati da nutrito codazzo di alleati occidental-orientali, la Russia, invece, è entrata in gioco a supporto delle truppe di Damasco, e dunque di Assad. Fino ad ora, le due guerre anti-Isis, quella americana e quella russa, lungi dall’aver realmente abbattuto il nemico, hanno soltanto provocato disastri a catena a livello umanitario (sono pochi i miliziani realmente abbattuti, rispetto agli ospedali, alle scuole e alle abitazioni dei civili): di qui l’esigenza di una pausa o di un armistizio.

Difficile, ha detto il presidente Assad, ma in realtà, dal suo personale punto di vista, avrebbe più correttamente dovuto dire “sconveniente”. Sconveniente perché, in questo particolare momento della campagna, l’esercito regolare siriano, con al fianco non solo il Cremlino ma anche i curdi siriani dell’Unità di protezione popolare, Ypg – parliamo dei valorosi della battaglia di Kobane  – sta sottraendo diverso terreno a ribelli ed estremisti, e fermarsi ora, proprio ora, significherebbe avvantaggiare il nemico. Non è un mistero, in fondo, che l’intenzione di Assad (dichiarata da lui stesso a margine del primo annunzio dell’accordo di tregua russo-americano) è proprio quella di riportare sotto il suo controllo tutta la Siria, anche a costo di tempi molto lunghi, e tuttavia senza perdere neppure un minuto.

Ecco perché, secondo l’opinione di Riad, il “difficile” di tutta la faccenda è in realtà proprio Assad in persona. Che dovrebbe andarsene, per il bene della Siria e della pace. “L’Isis è una setta di psicopatici senza morale né religione che va combattuta, ma il problema è anche Assad, perché è grazie a lui se Daesh è quel che è”, dice a chiare lettere il ministro degli Esteri saudita, Adel a-Jubeir. Gli fa eco il presidente dell’Alto Consiglio dell’opposizione siriana, Riad Hijab: “Nessun accordo è possibile fino a quando rimarranno  in Siria il presidente Assad e i suoi pasdaran”. Ma di sicuro l’amico di Putin, in tutt’altre faccende affaccendato, non mollerà la poltrona di sua spontanea volontà.

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