Palmira, un lustro per ridarle splendore

Annuncio del direttore delle antichità siriane

pubblicato il 29/03/2016 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Palmira - Può iniziare la ricostruzione

Dal 24 marzo scorso Palmira è tornata ad essere una città libera.

Merito della campagna anti-isis condotta congiuntamente dalle truppe di Assad e da quelle alleate di Mosca. Questo non significa che le armate del Califfato siano state completamente scacciate dal suolo siriano, ma di sicuro poter garantire che una perla dell’archeologia mondiale non avrà a subire altri orrori in aggiunta a quelli già sofferti, è già un ottimo risultato. E si può pensare alla ricostruzione.

Siamo ancora sotto Pasqua, in fondo, quindi possiamo anche permetterci di ricordare quel celebre aneddoto evangelico (si trova nel vangelo di Giovanni) in cui Gesù sfida gli abitanti di Gerusalemme a distruggere il tempio di Salomone, promettendo loro che lo avrebbe riedificato in tre giorni.

Nel caso di Palmira, non si tratta proprio dello stesso tempo-record, ma di sicuro cinque anni non sono neanche paragonabili ad un’era geologica, se si pensa che dovranno essere impiegati per rimettere in piedi un sito pesantemente squassato e depauperato. Il segreto, dice  il direttore delle antichità siriane, Maamoun Abdulkarim, che ha annunciato alla stampa l’ambizioso “preventivo temporale”, sta nel fatto che, in fondo l’Isis, a Palmira, ha fallito la sua missione, nel senso che l’ha distrutta sì, ma solo a metà, e dunque ci sono i margini per riportarla all’antico splendore (quantomeno turistico).

Di certo col tritolo gli al-baghdadiani hanno distrutto, e questo è innegabile, il tempio di Bel, quello di Baal Shamin, le torri funerarie romane e l’arco di Trionfo. Però dalla loro furia barbarica si sono miracolosamente salvati molti altri tesori: l’Agorà, il teatro romano, le mura delle città e parecchia statuaria di rilievo. Il Leone di Al-Lat, risalente al I secolo a.C., per esempio: secondo Abdulkarim <<potrà essere restaurato: i pezzi della statua di 15 tonnellate di pietra calcarea distrutta lo scorso luglio dall’Isis sono stati ritrovati>>.

Forse gli isisini non sono bravi come i talebani a radere al suolo completamente un patrimonio culturale dell’umanità.

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