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Primarie Usa, dies gloriae per Cruz

Super Sanders in campo democratico

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Wisconsin. 

La terra delle Oktoberfest a stelle e strisce. Qui non è il bourbon, infatti, né il gin a scorrere a fiumi, ma la birra. Che forse, chissà, piaceva anche al grande Spencer Tracy, che nella capitale wisconsinese della birraMilwaukee, era nato nel 1900.

Forse anche questo può spiegare perché, nel Wisconsin, un robusto whisky man come Donald Trump (a dispetto dei capelli dal curioso colore di birra) sia andato incontro ad una vera e propria Caporetto.

Dire, però, che questa Caporetto sia stata inaspettata sarebbe sbagliato: Ted Cruz, il texano dallo sguardo di crooner, è, sì, l’ultimo ostacolo rimasto a frapporsi fra Trump  e la nomination per la Casa Bianca, ma anche il più duro. Non si ottiene per caso il 48,3% a Madison e nel resto dello Stato il cui governatore, Scott Walker, è un collega di partito dei due contendenti; e non si ottengono per caso 33 delegati, lasciandone solo 3 al bilionario terribile, frutto di uno sbiadito 35,1%  (-13 punti percentuali su Cruz, un vero record).

Il problema, però, è un altro: Cruz potrà pure avvicinarsi il più possibile a Trump quanto a numero di delegati, o anche agganciarlo, o perché no, sorpassarlo, ma ha davvero possibilità remote di raggiungere quota 1237 delegati entro il 7 giugno, data di chiusura della gran giostra delle primarie. Attualmente ne ha 508, e la sua risalita su Trump, che  di delegati all’attivo ne ha 740,  ha tutta l'aria, onestamente, di avere come unico risultato quello di bloccare l’ascesa dell’avversario, ma senza poterlo realmente sostituire.

Che si dice, intanto, sul fronte democratico? Sempre in Wisconsin (era l’unico Stato al voto per ciò che concerne la tappa delle primarie del 5 aprile), Bernie Sanders ha rifilato la settima sconfitta di fila ad Iron Hillary, dopo quelle in Idaho, Utah, Alaska, Hawaii e Washington. Al senatore del Vermont è andato il 56,5% dei consensi, contro il 43,2% dell’ex First Lady sua sfidante. 

Con i 47 delegati conquistati l’altro ieri (la Clinton al contrario ne ha preso 37), Sanders è così arrivato ad averne 1058: Hillary, comunque, ne ha sempre 700 in più (per la precisione i suoi sono 1748), e dunque, alla luce di ciò, sembra proprio che alle latitudini democratiche si possa parlare di un’egemonia un tantino più certa. Però non bisogna dimenticarsi del trend pro-Sanders registratosi negli ultimi due appuntamenti di questa corsa elettorale: davvero impressionante, e non è un’eresia dirlo.

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