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Primarie Usa, Trump a un passo da nomination

Si ritira Cruz

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Vedi Indianapolis e poi muori.

O quantomeno ritirati. La polvere, accecante come un ghibli, sollevata dai bolidi che corrono in F1 a ritmi disumani non è adatta al generoso cowboy texano che ama dominare la strada ma senza competere in velocità con nessuno.

Doppia vittoria per Trump, l’uomo-bolide (disumano): anzi tripla. Vince le primarie in Indiana, martedì 3 maggio, col 53,2% delle preferenze, ottiene il ritiro di Ted Cruz, il competitore-cowboy (che non è riuscito a superare il 36,7, nonostante l’endorsement del governatore locale, Mike Pence), e dunque, virtualmente (manca solo il conforto numerico), ottiene la nomination in campo repubblicano.  Questo perché con l’uscita di scena di Cruz, gli altri competitori rimasti in lizza non hanno un numero di delegati sufficiente a imipensierire il bilionario.

A dire il vero, a questo punto neppure Cruz sarebbe riuscito a  fare miracoli rimontisti: con la vittoria dell’altro ieri, infatti, Trump si è aggiudicato tutti e 57 i delegati in palio, lasciando Cruz a zero. Un distacco ormai irrecuperabile e nella tappa su cui Cruz puntava tutto: 566 erano i delegati del senatore texano alla vigilia, e tali e tanti sono rimasti anche dopo. Trump invece sale a 1048, e quindi a -189 dal raggiungimento della soglia per la nomination. Addirittura obbligata , dunque, la decisione di rinunciare. “Lascio la corsa per la nomination, ma continuerò a battermi in altre forme”. Addio Cruz, onore a Cruz: “Non so che cosa lui pensi di me, ma io posso dire che è una persona intelligente, leale e un avversario tosto”, ha detto Trump del senatore sconfitto subito dopo la conferma delle prime proiezioni di voto. Solo una settimana prima ne aveva detto tutto il male possibile, infangando anche l’immagine del padre, che aveva presentato come amico del killer di Kennedy.  

Sul fronte democratico, sempre in Indiana, Bernie Sanders si prende un’alta soddisfazione nei confronti di Iron Hillary: è proprio il senatore del Vermont, infatti, ad aggiudicarsi la consultazione col 52,5% dei voti (cinque punti di distacco percentuale sulla Clinton). Ed è pronto a dare ancora battaglia: “Mi sembra di capire ch per Hillary la campagna sia finita” - ha dichiarato a risultati orma acquisiti – ma ho cattive notizie per lei”.  Cioè, per dirla con Messala in Ben Hur, la corsa non è ancora finita, al di là delle evidenze matematiche. (La Clinton ha 1700 delegati ma può contare su 250 super-delegati, cioè gli elettori di peso all’interno del suo stesso partito che si sono già promessi a lei; Sanders invece ha 1410 delegati normali ma ha molti meno grandi elettori, non più di 39. Ricordiamo che invece, per il partito repubblicano, i super-delegati non esistono.) 

Prossimo appuntamento per tutti, democratici e repubblicani, Nebraska e West Virginia il 10 maggio.

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