Primarie Usa, finale con botto per Clinton

L’ex first Lady vince nella Capitale

pubblicato il 16/06/2016 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Hillary Clinton

Un felice preludio?

Contro Bernie Sanders nella sfida di Washington Hillary Clinton ha vinto alla grande: una schiacciante quota di preferenze, 78,7%, contro il 21,1% del senatore del Vermont. E adesso tanti suoi sostenitori si augurano che possa fare il bis, in autunno, sulle rive del Potomac, all’ombra del Lincoln Memorial e, naturalmente, della Casa Bianca, ai danni di Donald Trump.

Sarà tutta un’altra sfida, naturalmente. Per intanto, quei due ardui gironi di qualificazione al superbowl per la Stanza Ovale, i gironi delle primarie e dei caucus per intenderci, vanno in archivio e a conquistare il primo posto nel girone D (come Democratici)  è stata proprio la Clinton, così come nel girone R (come Repubblicani) il primato assoluto è andato al bilionario di New York.

Tutti in vacanza, allora? In realtà è vero solo in parte, visto che sia Trump che la Clinton sono attesi, il prossimo mese, dall’ultima tappa intermedia prima del magnum discrimen: le convention dei loro due partiti. Un’appendice non di poco conto della corsa elettorale iniziata lo scorso febbraio.  

Probabilmente dei due quella leggermente più agitata è proprio l’ambizioso avvocato di Chicago, ex First Lady ed ex segretario di Stato: se da un lato, infatti, la rasserenano abbastanza i dati degli ultimi sondaggi, che danno lei al 49% delle preferenze, e il suo futuro sfidante alla presidenza sotto di ben sette punti percentuali, dall’altro sa che a luglio, a Filadelfia, dovrà affrontare una convention che, lungi dall’essere una semplice cerimonia di investitura, potrebbe essere l’occasione per l’estremo scontro con l’irriducibile Sanders. Alla prova degli stati generali del suo partito, insomma, Iron Hillary dovrà far vedere di essere in grado non solo di imporsi con i numeri (quelli del voto popolare e del voto di nomenklatura, leggi superdelegati), ma anche di unificare le due anime di esso, la clintoniana, naturalmente, e la sandersiana, quella che potremmo definire di estrema sinistra (onde evitare che una metà del popolo dell’Asinello le neghi l’appoggio nel momento decisivo).

Per quanto riguarda la convention dei Repubblicani, che si svolgerà a Cleveland dal 18 al 21 luglio (in pratica una settimana prima di quella democratica), lì si respirerà senz’altro un clima diversoTrump infatti non deve più vedersela con nessun ex sfidante delle primarie (tanta è stata la terra bruciata che è riuscito a produrre), ma con un'atmosferaclima generale di sfiducia dell’establishment dell’Elefante nei confronti di un homo novus come lui. Attorno a lui, dicono i giornali da settimane, c’è aria di “congiura bianca”: in pratica, si tratterebbe di una diserzione quasi di massa dei vertici del partito (o dei suoi esponenti più importanti) per sconfessarne di fatto l’investitura. Hanno già annuncato la loro assenza i due Bush che sono stati alla Casa Bianca (il padre George Herbert e il figlio George Walker) insieme agli ultimi due candidati conservatori alle presidenziali, Mc Cain e Romney, e potrebbero aggiungersene molti altri. 

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