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Brexit, la crescita del “no” si sporca di sangue

Muore dopo aggressione deputata laburista per il sì

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Ufficiale.

Nel Regno Unito dal 14 giugno al partito del no all’Unione Europea (e quindi del , netto e appassionato, alla Brexit) si iscrive anche il tabloidSun”. E il suo endorsement, dichiarato in prima pagina e a caratteri cubitali, è ben motivato: “Dobbiamo renderci liberi dalla dittatura di Bruxelles”. E lancia la parola d’ordine anti-Ue servendosi di un gioco di parole: “BeLeave in Britain”, laddove BeLeave si legge come believe, “crediamo” (quindi “crediamo nell’inghilterra”), ma, nello stesso tempo, scomponendo la parola, ci si ricollega immediatamente ad un altro verbo, leave, “lasciamo” (quindi, più o meno si potrebbe tradurre: “Qui, in Gran Bretagna,  noi lasciamo”,  sottintendendo naturalmente l’Ue e il governo di Bruxelles).   

"Giovedì 23 nell’urna possiamo correggere questo gigantesco, storico errore”, continua il tabloid nel suo editoriale di prima pagina

Stando a quanto indicano gli ultimi sondaggi, il Sun sposa una causa a cui in realtà è già stata conquistata una buona parte degli inglesi. E, come scrive l’Huffington Post proprio il 14 giugno, per la prima volta dallo scorso aprile, cioè dall’inizio della campagna referendaria, il fronte pro-Brexit si trova in vantaggio, seppur di poco, nelle rilevazioni dell’Orb (istituto sondaggistico londinese indipendente). Questi i numeri: il 49% dei cittadini si dichiara favorevole alla “indipendenza” dall’Ue, il 48%, invece, ritiene sia un errore per la Gran Bretagna tornare di fatto a quello “splendido isolamento” che caratterizzò epoche certamente gloriose, però passate.

Quel che è certo è che il timore di una probabile vittoria degli anti-unionisti inglesi sta crescendo nel continente: tant’è che la Bce ha già avviato una serie di simulazioni tecniche volte a verificare l’effettivo impatto della Brexit sulla tenuta dei principali istituti di credito europei.

Tutto ciò che abbiamo detto finora, naturalmente, deve intendersi al netto del clamoroso fatto di sangue, avvenuto due giorni dopo l'endorsement del "Sun",  che fa interrogare la coscienza dei sostenitori del “no”: adesso, infatti, per molta parte dell’opinione pubblica essi sono colpevoli di aver armato la mano di un cinquantaduenneThomas Mair, contro la vita di una accesa sostenitrice della parte avversa, la deputata laburista Jo Cox.

La Cox, 41 anni, moglie di un consulente speciale dell’ex ministro Brown, è stata assalita verso le 13.00 del 16 giugno nella città di Birstall, dove aveva appena finito di incontrare i suoi elettori, all’aperto. Da quanto si è potuta ricostruire, l’aggressore le si è avvicinato tra due macchine parcheggiate, e al grido di “Britain First” (“L’Inghilterra prima di tutto”), l’ha ferita più volte a colpi di coltello, per poi finirla sparandole con una pistola che è stato costretto ad estrarre dal momento che la vittima gli faceva resistenza. Sembra che “Britain First” siano state anche le ultime parole pronunciate dalla parlamentare, prima di esalare l’ultimo respiro in ospedale.

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