Partecipa a Notizie Nazionali

Sei già registrato?

Accedi con e-mail e password

Brexit, Gb fuori da Ue

Tracollo delle Borse

Condividi su:

Opinion poll.

Mai fidarsi degli opinion poll, fallaci come i tango bond argentini in una estate del 2002. In tutto e per tutto l’equivalente dei nostri exit poll. Dalle 23.00 di ieri (ora italiana) fino praticamente all’1.00 di oggi sono stati la bibbia per discutere e analizzare l’attesissimo voto sulla Brexit. Stando a questi mezzi di rilevazione, gli europeisti erano in vantaggio e avevano superato la quota del 50%; gli anti-europesti, invece,  si fermano poco sotto quella soglia. Più o meno il bilancio del ballottaggio Sala-Parisi a Milano: i sì, infatti (e dunque il partito dei sostenitori della permanenza della gran Bretagna nell’Ue) si attestavano tra il 52 e il 54%, i no (i “secessionisti”) al 48%. A partecipare al voto, oltre 72 milioni di elettori.

Effetto Cox”, si cominciava già a commentare? Se Thomas Mair, nel freddare la deputata laburista, voleva precipitare – novello Princip – l’Europa nel caos, in realtà meglio è riuscito, dicevano gli osservatori,  nell’emulare qualcuno dei cesaricidi o meglio l’attore che uccise Lincoln, John Wilkes Boot, senza impedire che il processo dell’abolizione della schiavitù proseguisse. Però è anche vero, aggiiungevano, che se quella dei è stata una vittoria, nello stesso tempo quella dei no è stata una non-sconfitta. Giacché, concludevano, quel 48% li legittimava comunque a chiedere una rinegoziazione della posizione della Gran Bretagna nella comunità dei Ventotto, oltreché un rafforzamento del suo “statuto speciale” nella Ue

Dopo l’una di notte, però,  i primi dati seri stato per stato e città per città disegnavano un divario tra sì e no assai più stretto e addirittura in alcune parti del Paese una vittoria dilagante, abbondante dei sì alla Brexit.

Lo switch off definitivo nelle ore antelucane: 51,9% i favorevoli all’uscita, 48,1 i sostenitori della prosecuzione del cammino britannico nell’Ue.

La prima conseguenza della vittoria seccesionista è stata il Black Friday delle borse: non se ne è salvata nessuna in nessuna parte del mondo, localmente sono riusciti a reggere solo alcuni determinati titoli. Ma i dati parlano chiaro: Londra, in queste ore la Caporetto d'Europa, cede l'8%, seguita da Parigi (-7,87%) e Madrid (-7%). Francoforte cede il 9%. E Milano non fa prezzo: intero listino congelato. 

Sul piano della politica inglese, il ribaltone previsto (in caso di risultato pro-Brexit, naturalmente) si è puntualmente verificato: a dispetto di un orientamento iniziale volto ad una persistenza nel proprio ruolo anche in caso di disfatta, in una mestissima conferenza stampa convocata davanti a Downing Street poco dopo le 9.00 (sempre ora italiana) ha praticamene annunciato le sue dimissioni il premier David Cameron, che la consultazione sull'Ue aveva promosso convinto di poter festeggiare una conferma dell'euro- gradimento

Di segno opposto l'umore di Nigel Farage, il leader di Ukip, movimento in prima linea nello schieramento del sì alla Brexit: "Questo per noi è l'Indipendence Day". E ora altri Paesi (inclusa l'Italia) si mettono in lista di prenotazione per celebrare un referendum simile a quello inglese. Se è apocalisse per l'Europa, di certo siamo solo all'inizio. 

Condividi su:

Seguici su Facebook