L'Alleanza internazionale per la difesa dei diritti e delle libertà (AIDL) denuncia l'arruolamento dei bambini tra le formazioni del Polisario

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 24/01/2022 in Dal Mondo da Marco Baratto
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Marco Baratto

Fonti di stampa hanno rilanciato che L'Alleanza internazionale per la difesa dei diritti e delle libertà (AIDL) ha protestato contro l'arruolamento militare dei bambini da parte del “polisario”, denunciando un reato perseguibile dinanzi ai tribunali internazionali.

L'AIDL ha definito questo atto "un crimine internazionale" che richiede procedimenti giudiziari e monitoraggio internazionale di tutte le persone coinvolte. La Coalizione Internazionale ha affermato che “  ogni reclutamento di bambini, il loro sfruttamento e il loro coinvolgimento in conflitti e guerre è completamente proibito e criminalizzato dal diritto internazionale  ”. Si tratta della Carta delle Nazioni Unite, della Carta dei diritti dell'uomo, dei Patti internazionali di diritto politico, economico e sociale, della Convenzione sui diritti dell'infanzia del 1989, dei principi di Vancouver, dei principi di Parigi e della risoluzione 2602 in vigore paragrafo 1.

Questi bambini dei campi di Tindouf che dovrebbero essere nelle scuole si ritrovano a maneggiare armi. Sarebbero stati reclutati senza il consenso dei loro genitori. Diverse immagini e video mostrano la formazione a cui i funzionari del Polisario sottopongono i bambini saharawi nei campi di Tindouf.

Sempre secondo l'ong francese " .I bambini saharawi sono obbligati a partecipare a tutte le cerimonie militari e politiche. Sfruttati, indottrinati ad odiare il Regno del Marocco, sono costretti a trasferirsi a Cuba. Questa immigrazione forzata è "una grave violazione delle clausole del Protocollo contro il traffico di migranti via terra, aria e mare, ad integrazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, da qui la responsabilità civile e penale dei capi del Polisario e dei loro complici”.

Sono parole ed affermazioni di una gravità enorme che se provati dovrebbero avere un maggiore eco anche in Italia. Fin da subito sarebbe opportuno che nei consigli comunali italiani si iniziassero a votare degli ordini del giorno contro l'uso dei bambini soldato e magari a vigiliare maggiormente anche nei casi dei cosidetti "gemellaggi" 

. La politica locale , quindi è chiamata ad uno sforzo eccezionale, quello di pacificare, di rapportarsi ai problemi del mondo attraverso i canali degli Stati riconosciuti internazionalmente che possono essere occasione di sviluppo per tutti. Sono anni che sostengo ,ad esempio, che l’Italia e il “sistema regionale “ italiano dovrebbe essere presente maggiormente nelle provincie meridionali del Marocco, provincie che grazie all’autonomia avanzata voluto da Sua Maestà Mohammed Vi stanno conoscendo un grande sviluppo. Una crescita sociale ed economica dalla quale sia l’Italia, sia il sistema regionale italiano potrebbe trarne vantaggi sia economici ma anche di cooperazione e solidarietà anche con la cultura sarahaoui da sempre parte integrante e protetta dal Marocco anche perché contrariamente a quanto spesso si legge  nei campi come quello di Tinduf vive una parte minoritaria della popolazione saharaoui alla quale vengono impedite le possibilità di circolazione mentre la maggioranza di questa popolazione vive e risiede realmente nelle provincie meridionali del Marocco , dove a differenza di quanto accade nei campi gode di una vita uguale e con gli stessi diritti degli altri marocchini che risiedono nelle altre 12 regioni del Regno. Anche nel campo della solidarietà dovremmo lasciarci alle spalle la cultura e il modo di pensare del secolo passato e analizzare con maggiore obbiettività le situazioni reali , lasciando le ideologie del secolo passato ed affrontare in modo pragmatico ma concreto le sfide del secolo presente. Ovviamente queste sono alcune riflessioni che non mettono in dubbio la buona volontà del fare solidarietà ma solo un modesto contributo ad un discorso molto più complesso

 

 

Marco Baratto

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