Golan, “al sicuro” i caschi blu filippini

L’Onu: chi li ha presi in consegna voleva allontanarli dal campo di battaglia

pubblicato il 03/09/2014 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Caschi blu

Che fine avevano fatto i 75 caschi blu filippini della missione Undof nel Golan? Non c’era certezza sul loro destino così come sulla loro nazionalità: da molte fonti erano stati confusi con quelli di un altro  contingente, proveniente dalle Fiji. Il 30  agosto, comunque, si è avuta la conferma che, a differenza dei loro colleghi di Suva, non erano caduti prigionieri dei ribelli siriani del Fronte al-Nusra. Si sono trovati, questo è indubitabile, in mezzo agli scontri, ma per fortuna hanno avuto il soccorso, appena in tempo, dei colleghi irlandesi. Costoro, creato un corridoio, hanno consentito ai primi di ripiegare su Fawar, nella striscia demilitarizzata.
Insieme all’Unifil, a cui compete il Libano, l’Undof è una missione storica dell’ONU in Medio Oriente: è iniziata il 31 maggio 1974,  quando il premier israeliano era Golda Meir (e lo sarebbe stato per qualche altro giorno ancora) e a capo della Siria c’era Hafiz al-Assad, il padre di Bashar. Il suo scopo, all’origine, era quello di controllare che Siria e Israele osservassero i patti riguardo al territorio del Golan: dopo la guerra del Kippur del 1973 Israele aveva restituito il 5% della regione a Damasco, alla quale appartiene de facto ma che gli aveva sottratto con la guerra dei Sei Giorni del ’67. Quel 5% fu smilitarizzato e posto sotto la tutela dell’ONU, che qui spedì e fece acquartierare le sue truppe di garanzia, per vegliare sul restante 95% del territorio, sempre al centro delle brame di una parte e dell’altra. Col passare dei decenni i caschi blu in quella zona hanno dovuto più che altro tenere a bada le pretese israeliane manifestate con l’intraprendenza tipica dello stato ebraico (un momento critico si ebbe nell’81, quando con la Legge delle Alture del Golan Israele assoggettò la regione alla sua giurisdizione civile); lo scenario è cambiato negli ultimi anni, con lo scoppio della guerra civile in Siria, quando i soldati Undof sono diventati l’obiettivo prediletto delle azioni di sequestro compiute dalle forze paramilitari che si oppongono ad Assad.       
Attualmente sarebbero cento i militari Onu nelle loro mani.

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