Siria, altre due notti di raid anti-Isis

Intanto Usa e Ue accusano Damasco per nuovi attacchi chimici

pubblicato il 27/09/2014 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
David Cameron

Continua la campagna anti-Isis perfezionando il suo obiettivo: le raffinerie degli estremisti.  Non senza soddisfazione, il 26 settembre il Pentagono ha diramato un bollettino con cui rende noto che il grosso degli impianti petroliferi nelle mani del Califfato è ormai praticamente inservibile: ciò significa per lo Stato islamico una perdita di almeno due miliardi di dollari quotidiani. La guerra “sarà molto lunga”, prevede il premier inglese Cameron, che si prepara a diventare parte belligerante. I bombardamenti proseguono al ritmo consueto nelle regioni di Deir Ezzor e Hassakeh. Non solo “santuari” dell’oro nero, comunque: stando a quanto riportano le fonti, tra gli obiettivi colpiti la quarta notte ci sarebbe anche un centro di comando dei miliziani di al-Baghdadi alla periferia di al Mayadsin. E aumenta il conto delle vittime: i morti tra i jihadisti sono diventati centoquaranta, una dozzina sono invece i civili uccisi.    
Nel frattempo, nuovi scheletri affiorano dall’armadio del presidente Assad: sulla base dell’ultimo dossier riservato Opec, Usa e Ue accusano Damasco di aver fatto uso, lo scorso agosto, di gas al cloro in tutto simili a quelli già impiegati durante la campagna anti-ribelli di primavera; Assad recidivo, dunque, dal momento che il governo siriano si era impegnato a mettere al bando quel tipo di armi chimiche lo scorso anno, firmando un’apposita convenzione con Obama.

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