Ebola, catastrofiche stime dell’Oms

Diffusione record del virus nel corso dell'inverno

pubblicato il 17/10/2014 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
Condividi su:
Gianluca Vivacqua
L'ebola al microscopio

Babbo Natale? Quest’anno in Africa nord-occidentale indosserà un’insolita livrea di tenebra, e al posto del sacco dei regali avrà una bella falce, affilatissima. E le renne? Niente corna, niente zampe, e niente mantello: avranno una forma tubulare, con in cima un minaccioso nodulo a far da muso. Per l’Oms il protagonista del prossimo dicembre, in Liberia, Sierra Leone e Guinea, malauguratamente potrebbe essere ancora lui: l’ebola. La cui diffusione epidemica, sotto l’albero, potrebbe raggiungere una quota da guinness: cinquemila-diecimila contagi a settimana. E’ quanto calcola, non senza raccapriccio anche alla luce dei numeri attuali (più di quattromila decessi e di novemila malati), il vicedirettore generale dell’Organizzazione, Bruce Aylward, che a Ginevra martedì 14 ottobre ha parlato degli scenari futuri prossimi legati al flagello-ebola. In questo momento l’obiettivo dell’Oms è fare in modo che entro dicembre si arrivi, nei Paesi epicentro dell’epidemia, ad un tasso di sepolture sicure del 70%, e ad una medesima percentuale di gestione sicura dei casi, così da arginare, almeno in parte, l’aumento vertiginoso previsto del numero dei contagi.       
Nel Vecchio continente, intanto, di epidemia ancora non si parla, e in effetti si è ancora ben lungi dal poterne parlare, ma quel che è certo è che qui l’ebola continua inesorabile, di ospedale in ospedale,  il suo tour di presentazione. Sempre il 14 ottobre si è registrato il primo morto a causa del virus in territorio tedesco: si tratta di un operatore sudanese dell’Onu, cinquantaquattrenne, che aveva contratto il morbo in Liberia sul lavoro, ed era stato ricoverato a Lipsia, alla clinica St. Georg, una delle strutture sanitarie più antiche di Germania, nata nel 1212. Quasi nelle stesse ore, invece, falsi allarmi in Belgio e, ancora una volta, in Italia. Quasi grottesco l’episodio avvenuto a Bruxelles: qui un uomo era stato messo in quarantena perché erroneamente ritenuto contaminato; in realtà però, come si è scoperto non molto dopo, non aveva niente di più grave di una brutta infezione intestinale. All’aeroporto di Roma, invece, nel primo pomeriggio di quello stesso martedì è atterrato un aereo della Turkish Airlines, a bordo del quale era segnalata la presenza di due passeggeri con sintomi assimilabili a quelli dell’ebola. Per fortuna gli esami dello Spallanzani hanno dato esito negativo.

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password