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Stato di Palestina, riconoscimento da Camera bassa Gb

Israele: segnale che inquieta

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Martedì 14 ottobre la Camera dei Comuni si è fatta paladina della causa indipendentista palestinese. Approvando in modo plebiscitario la mozione  di un deputato dell’opposizione, il laburista Graham Morris, che chiede al governo di riconoscere la sovranità dello Stato palestinese: duecentosettantaquattro sì e solo dodici no. Ma il destinatario della richiesta, il governo conservatore di Cameron, per il momento nicchia: “Per quanto ci riguarda, continueremo a trattare con Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese (cioè l’organismo politico che dovrebbe preparare la costituzione dello stato libero di Palestina, ndr)”, ha detto un portavoce del premier. Più aperturista il vicepremier Nick Clegg, leader dei Liberal-Democratici, secondo cui la dichiarazione della Camera bassa di Londra è la giusta posizione di partenza per trovare una soluzione alla questione mediorientale secondo il principio dei “due stati per due popoli” (rilanciato pesantemente la scorsa estate, mentre israeliani e palestinesi erano impegnati nell’ennesimo conflitto). 
A tutt’oggi, nell’Unione Europea l’unico Stato pronunciatosi ufficialmente a favore dello Stato di Palestina resta la Svezia.     
Tutt’altro che entusiasta la reazione di Israele al voto parlamentare britannico, definito un “messaggio preoccupante” che “nuoce ai tentativi di raggiungere una pace reale nella regione”. In effetti nel testo-base della mozione non sono risparmiate le critiche, dure, alla linea d’azione israeliana, in primis alla politica degli insediamenti in Cisgiordania. Ma per il ministro degli Esteri del governo Netanyahu gli endorsement stranieri in favore della causa palestinese lasciano il tempo che trovano: l’unica via per avere una Palestina indipendente è “la trattativa israelo-palestinese”.
In subbuglio, naturalmente, la comunità ebraica di Londra, anche se la condanna alla mozione non è unanime. Da un lato il Board of Deputies, il suo organismo di rappresentanza, la bolla come “minaccia”, dall’altro trecento “dissidenti” la sostengono e invitano anche il resto del Parlamento a votarla. A loro si sono unite personalità del mondo della cultura e dello spettacolo e opinion leader vari.      

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