Ebola, un nuovo caso in Usa

Primo contagiato nella Grande Mela

pubblicato il 25/10/2014 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Craig Spencer

“Dallas si è trovata impreparata, noi non lo siamo”, ha detto il governatore dello Stato di New York, l’italo-americano Andrew Cuomo, commentando a caldo la notizia del primo caso di ebola registrato nella città che da sempre è la porta degli Stati Uniti, per coloro che emigrano dall’altra parte dell’Atlantico. Solo che l’ebola è uno di quegli emigrati clandestini difficili da scovare al check-in, e che poi è impossibile espellere, senza mettere a repentaglio la vita di qualcuno. Ma per il sindaco, Bill de Blasio, “Non ci sono ragioni di allarme per il caso di ebola a New York”. Sarà pure: ma il presidente Obama, appena avvisato, ha fatto partire alla volta della Grande Mela il team d’azione del Cdc di Atlanta, il cui lavoro negli ultimi giorni ha permesso il recupero delle condizioni di salute della seconda infermiera contagiata a Dallas, Amber Vinson. La donna ha vinto la sua lotta contro l’ebola nell’Emory Hospital della città georgiana.
Dunque, è ufficiale: Craig Spencer, medico trentatreenne, giovedì 23 ottobre diventa  il primo cittadino newyorkese a risultare positivo al test sull’ebola. L’uomo era tornato circa dieci giorni fa dalla Guinea, dove aveva svolto una missione umanitaria con “Medici senza frontiere”, l’organizzazione per cui lavora. E’ stato immediatamente posto in isolamento al Bellevue Hospital. Com’era già successo nel caso del povero Duncan, le autorità sanitarie stanno indagando su tutte le possibili frequentazioni avute da Spencer nei giorni immediatamente successivi al suo ritorno negli Usa. Si sa, per esempio, che aveva giocato a bowling la sera di mercoledì, e poi era rincasato in taxi. Chi lo guidava è stato posto in quarantena, come pure la fidanzata di Spencer e due suoi amici. 
Il virus, intanto, continua ad estendersi anche nel continente nero: il 24 il ministro della Sanità del Mali ha annunciato che l‘ebola ha messo piede anche nel suo Paese. Primo caso accertato è quello di una bambina di due anni, proveniente dalla Guinea. 

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