Catalogna, vince il sì all’indipendenza

Voto puramente platonico, ma significativo

pubblicato il 11/11/2014 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Artur Mas

Si è votato per gioco, ma si è votato. E, se la consultazione fosse stata seria (cioè ritenuta legittima), in Catalogna le cose non sarebbero andate come in Scozia: all’indomani del 9 novembre, infatti, alla luce della volontà dei suoi cittadini, la regione autonoma e autonomista con capitale Barcellona avrebbe potuto tranquillamente proclamare la propria indipendenza dalla Spagna.
Degli oltre due milioni di cittadini recatisi alle urne (la metà del corpo elettorale totale), l’80, 72% ha espresso il  proprio sì al distacco da Madrid; se soltanto il governo Rajoy e la Corte costituzionale, già prima del voto, non avessero dichiarato illegale il referendum indipendentista catalano che si è comunque svolto nella seconda domenica di novembre, oggi si parlerebbe di svolta storica: cioè quello che la comunità internazionale era pronta a fare in caso di analogo esito del referendum scozzese di settembre. 
Tutto inutile, ma il segnale (l’ennesimo) al governo centrale è stato lanciato. Per il risultato, certo, ma anche e soprattutto per la partecipazione popolare al voto, avvenuta in aperto spregio all’opinione di Madrid e, al contrario, in piena sintonia di intenti col governatore Arturo Mas, che a quest’appuntamento ci ha creduto fino in fondo, fosse anche solo per radiografare il sentimento antispagnolo della regione. “Non è la consultazione definitiva, ma è importante”, ha dichiarato Mas, subito dopo la pubblicazione dei risultati della consultazione. “La questione merita un referendum definitivo, se possibile concordato con lo stato spagnolo. La nostra volontà è andare avanti, proseguire in questo processo politico, e continuare ad ascoltare la voce dei catalani e  tutelare il loro diritto a decidere il proprio futuro”. Entrando nel dettaglio tecnico, agli elettori catalani sono state poste due domande: una riguardava l’ipotesi di concedere alla catalogna lo statuto di nazione, l’altra l’eventuale concessione dell’indipendenza. Secondo l’ufficio stampa della Generalitat (il governo catalano), il sì al primo quesito seguito dal no al secondo (e viceversa) ha ottenuto il 10% dei voti, il doppio no il 4. Schede bianche a meno del 10. Il resto della popolazione che si è recata alle urne, dunque, ha espresso una incontrovertibile e totale voglia di sovranità nazionale.   

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