Libia, liberato ostaggio italiano

Intanto a Tripoli attentato all’ambasciata egiziana

pubblicato il 13/11/2014 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Marco Vallisa

Marco Vallisa, tecnico italiano della Piacentini Costruzioni rapito a Zwara, in Libia, il 5 luglio, è tornato libero nella notte di giovedì 13 novembre. Ne ha dato notizia, via Twitter, il nuovo titolare della Farnesina, Paolo Gentiloni (che, come si ricorderà, è subentrato a Federica Mogherini il 31 ottobre), aggiungendo che, subito dopo la sua scarcerazione, l’uomo è stato messo su un aereo per l’Italia.
Vallisa, emiliano, cinquantaquattro anni, era stato rapito insieme ad un collega macedone, Emilio Gaffuri, e ad uno bosniaco, Petar Matic, in una zona abitata da tribù berbere. Gaffuri e Matic, però, erano stati rilasciati due giorni dopo. Non sembra che il rapimento fosse legato a motivi politico-ideologici: appare più probabile, invece, che sia stato messo in atto da un gruppo di predoni locali, intenzionati esclusivamente a ricavare un riscatto.
A Tripoli, intanto, un’autobomba è esplosa davanti all’ambasciata d’Egitto, che si trova chiusa dallo scorso 24 gennaio, dopo che estremisti avevano rapito alcuni diplomatici (ma il 15 si era già registrata l’espulsione dell’ambasciatore egiziano, Karima Jaffar). Non si segnalano particolari danni, a parte il ferimento di due persone, il che potrebbe far supporre che si sia trattato, più che di un attentato vero e proprio, di un’azione dimostrativa, in segno di vicinanza con gli islamisti che, quasi nelle stesse ore al Cairo, facevano saltare una stazione della metropolitana, provocando quattordici feriti. Ugualmente incruento appare un analogo attentato alla sede diplomatica degli Emirati Arabi Uniti. Classico attentato stragista è stato invece quello di Tobruk del 12 novembre: un’autobomba piazzata a non molta distanza dal quartier generale dell’intelligence ha determinato la morte di quattro o di sei persone. Si è avuta notizia di un’esplosione anche a est di Bengasi, vicino all’aeroporto militare di Labraq.

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