Mali, salvo un malato di ebola

L’annuncio è del ministero della Sanità

pubblicato il 12/12/2014 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Mali - Buone notizie sul fronte dell'emergenza ebola

In Mali dal dicembre del 2013 il virus ebola ha provocato la morte di milletrecento persone. Pur non facendo parte del “triangolo maledetto” Sierra Leone-Liberia-Guinea, il Paese sud-sahariano ha pagato al morbo un tributo di vite umane pari più o meno al numero di abitanti di un piccolo comune italiano; qualche centinaio di anime in più rispetto alla popolazione di Città del Vaticano, qualcuna in meno in confronto a quella del Lesotho. Da queste parti l’ebola non è mai balzato agli onori delle cronache internazionali: gli si dedica la stessa attenzione riservata alla ciclopica eruzione di un vulcano in un Paese remoto, cosa di cui nessuno parla più dopo qualche giorno. Gli ultimi casi mortali registratisi in questo territorio (la bambina, l’infermiera) hanno fatto notizia solo perché considerati diretta emanazione dell’emergenza-ebola che è al centro della preoccupazione globale. E si continua a parlare di Mali sempre in stretta relazione con la Guinea, la Sierra Leone e la Liberia (anche se, dal punto di vista  geografico, il Mali è parzialmente in relazione solo con uno di essi, e cioè la Guinea).   
Eppure, dal 29 novembre di Mali si dovrebbe parlare con specifica attenzione, e per una notizia che va sorprendentemente in controtendenza rispetto al quadro generale. Qui sul suolo maliano un uomo ammalato di ebola è guarito. E non è stato un miracolo divino (o non soltanto quello): è il trattamento terapeutico che, per una volta, è stato più forte del male. Uno su milletrecento ce l’ha fatta. Anzi, uno su settemila, considerato che il fortunato paziente è il primo africano a scampare al male sul proprio continente da quando l’epidemia è rincrudelita, cioè dalla scorsa estate. È stato il ministro della Sanità in persona, Koné, a dare il lieto annuncio. 
A tutt’oggi sono ancora più di duecento le persone che, in Mali, restano sotto osservazione perché sospettate di aver avuto contatti con malati di ebola, nel loro Paese o in quelli vicini.

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