Aviaria ed ebola, sotto l’albero tenaglia mortale

In Libia torna l’influenza dei polli, aumentano i morti di ebola

pubblicato il 30/12/2014 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
L'aviaria torna a far parlare di sé

Settemilaseicentonovantatré. Il totale dei decessi per ebola, in Africa Occidentale, a tutto il 28 dicembre. Un’ecatombe che l’Oms aveva previsto, fin da ottobre, e che non è stato possibile scongiurare: ha trionfato la Morte, con il suo nero mantello e la sua falce, ed ora, in mezzo alle macerie (umane), Ella può addirittura prendersi il lusso di deporre, per un attimo, il suo arcuato strumento e tirar fuori il pallottoliere.  Guinea: milleseicento cinquantaquattro morti, a fronte di duemilaseicento casi di contagio; Liberia: tremilatrecentoottantaquattro decessi, tra i settemilaottocento abitanti caduti nella morsa del virus;  Sierra Leone: novemiladuecento ammalati di ebola, che ne ha uccisi duemilaseicentocinquantacinque.
Se l’Africa che guarda all’Atlantico versa in condizioni tanto miserevoli (il “triangolo della morte” diventa in realtà un quadrilatero, se si considera anche il Mali), la parte di continente nero che si affaccia sul Mediterraneo non può certo stare più serena, sul fronte virale: in Libia Babbo Natale ha riportato l’influenza aviaria. Il ministero della Salute di Tripoli non ha specificato di quale dei due ceppi si tratti. Potrebbe essere il più leggero, l’H7N9, protagonista dell’ultima epidemia registratasi, quella del 2013, che ha mietuto centosettantanove morti; ma potrebbe anche essere tornato in scena il ceppo più mortale, il famigerato H5N1 che nella primavera del 2003 fece più di quattrocento vittime. Come si vede, sono comunque cifre ben lontane dall’ incidenza apocalittica di un castigo celeste come l’ebola, ma, nel suo “piccolo”, questo ritorno dell’aviaria, in terra libica, è un castigo natalizio di tutto rispetto: quattro persone decedute nella seconda metà di dicembre, a cui potrebbe aggiungersene una quinta ricoverata in gravi condizioni  con i sintomi della febbre gallinacea. Nei prossimi due giorni una delegazione dell’Oms è attesa in Libia.

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