Kurdistan iracheno, quasi mille peshmerga uccisi dall’Isis

Migliaia anche i feriti

pubblicato il 13/02/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Un gruppo di peshmerga

A voler fare cifra tonda, si potrebbe dire mille ma in realtà sono novecentonovantanove: parliamo dei peshmerga morti nel Kurdistan iracheno dall’inizio della guerra con lo Stato Islamico, il 10 giugno 2014. A comunicare questo bilancio di sangue è stato il 4 febbraio, a pochi giorni dall’uccisione di un comandante curdo, Shwani, da parte degli uomini del Califfato, il Segretario generale del ministero dei peshmerga del governo di Erbil, il tenente Jabbar Yawar.
Stando ai dati di Yawar, ancora più rilevante sarebbe il numero dei sodati curdi feriti: quattromilacinquecentonovantasei. Questi numeri, forse più credibili di quelli del presidente della regione autonoma irachena, Massoud Barzani, che in precedenza aveva parlato di tremila jihadisti caduti sotto i colpi dei suoi patrioti, mostrano in modo ineccepibile come, nonostante l’aiuto della coalizione internazionale e gli ultimi successi ottenuti (in primis la riconquista di Kobane, naturalmente, a cui si aggiunge una cinquantina di villaggi nel raggio di cinquanta chilometri da quella città), la lotta contro l’Isis non può certo dirsi giunta alla conclusione. Ed è per questo che Barzani, è sul punto di prendere un’importante decisione: unificare in una sola armata le milizie peshmerga filo-presidenziali, cioè quelle che costituiscono il braccio armato del partito dello stesso Barzani, il Kdp (Partito democratico del Kurdistan), e quelle che fanno riferimento al partito del rivale Talalabani, il Puk (Unione Patriottica del Kudistan). Si tratta di forze che, per motivi politico-ideologici tutti interni alla regione curda, sono state a lungo in lotta tra loro, ma che ora sarebbe necessario si congiungessero per far sì che una riorganizzazione delle milizie di al-Baghdadi non vanifichi i risultati fin qui prodotti dallo sforzo bellico curdo: uno sforzo immane, soprattutto in termini di costi umani, eppure “non adeguatamente riconosciuto all’estero”, come ha sottolineato proprio Barzani nel recente vertice internazionale anti-Isis di Londra. Lungi dal riservare loro apprezzamenti, la stampa del mondo ha anzi soffermato la sua attenzione sui peshmerga per commentare, non senza segno, le immagini, circolate su Internet, di alcuni di  essiche trascinavano barbaramente per le strade di Kirkuk i cadaveri di milizini jihadisti. 

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