India, critiche a Madre Teresa

Per leader radicale hindu c’era un fine nascosto nella sua opera

pubblicato il 25/02/2015 in Dal Mondo da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Madre Teresa di Calcutta

Madre Teresa di Calcutta: un’infedele. Lo slogan non viene da un gruppo di fondamentalisti islamici, come a prima vista si potrebbe pensare, ma dal leader di un movimento hindu nello stato indiano del Rajasthan. Un movimento radicale, si intende. Il 23 febbraio Mohan Bhagwat, guida e animatore del Rss, Rashtriya Swayamsevak Sangh, ha dichiarato che nell’opera di assistenza agli ultimi e derelitti, in cui Madre Teresa si spese, c’era in realtà un obiettivo nascosto, e deprecabile: “convertirli al Cristianesimo”. 
Le parole, riportate dall’agenzia di informazione Pti (Press Trust of India), sono state pronunciate da Bhagwat nel corso della cerimonia di inaugurazione di un centro assistenziale, ispirato proprio all’esempio della fondatrice delle Missionarie della Carità. “Il suo servizio (di Madre Teresa, ndr) poteva essere buono, ma c’era un motivo dietro di esso:  la vera intenzione che la muoveva era quella di far sentire la gente in debito e quindi di guadagnarli alla fede cristiana”.   

Ad oggi, secondo i dati di Wikipedia, il cristianesimo, con ventiquattro milioni di seguaci, pari al 2,3% della popolazione totale, è la terza religione in India, dopo l’induismo e l’Islam. Le comunità cristiana indiane più consistenti si trovano nella parte meridionale del Paese: in particolare nel  Kerala la presenza dei cristiani è documentata sin dai primi secoli dell’era volgare. Calcutta in realtà si trova nell’India nord-orientale (è la capitale dello Stato del Bengala Occidentale): ai tempi dell’arrivo di madre Teresa (1929), nella città c’era un solo “presidio” cristiano, il collegio cattolico di  Saint Mary's High School, frequentato dai figli dei coloni britannici.

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