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Tunisi, i primi italiani vittime dell’Isis

Sono tutti piemontesi, secondo le prime fonti

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Morire di turismo. Negli “anni di fuoco” del terrorismo islamico si può, così come negli anni di piombo del terrorismo rosso e nero di casa nostra si poteva morire semplicemente aspettando un treno o andando in banca.

L’Italia già altre volte ha pianto perdite umane dall’inizio di questa guerra infinita contro l’estremismo jihadista, ma questa è la prima volta che si trova a piangerli a causa dell’Isis.

Niente tute arancioni, niente sciabole, niente teste rotolanti sulla sabbia di un deserto o di una spiaggia libica: i nostri connazionali destinati a cadere sotto i colpi del Califfato erano croceristi intenti a godersi una tappa culturale a Tunisi, in quel Museo archeologico del Bardo che, prima del 18 marzo, era famoso per la sua ricchissima collezione di mosaici romani.

Tranquilli dipendenti comunali, una trentina, tutti piemontesi, che non avevano altro scopo che approfondire un po’ della loro conoscenza dell'antichità afro-mediterranea.Viaggiavano sulla nave “Costa Fascinosa”. Quattro di loro sono morti, dopo essere stati presi in ostaggio dagli attentatori (insieme ad altre due persone della stessa comitiva, Antonietta Santoro e marito, per i quali però il blitz della polizia tunisina è stato tempestivo). I primi due ad essere identificati sono stati Francesco Caldara, sessantaquattrenne di Novara, che aveva regalato una vacanza alla moglie per il suo compleanno, e Orazio Conte, torinese. Per quanto riguarda Caldara (che il sito di Repubblica, erroneamente, chiama Cardella) non era ancora entrato nel museo, ma si trovava con la consorte nel bus che lo stava portando dal porto al Bardo.

Quei croceristi non erano i soli italiani a trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato: ce n’erano, in realtà, anche altri, a cui, però, per fortuna, è andata decisamente meglio.  Una coppia di ebrei romani è riuscita a fuggire prima di venire catturata, ed è andata bene anche a un gruppo di ventiquattro valdostani e a delle scolaresche, studenti della provincia di Salerno e liceali Catanzaro e Vibo Valentia. Stando alle fonti, i ragazzi calabresi non sono per nulla rimasti coinvolti nell’attentato, perché l’itinerario della loro gita non prevedeva, nel momento in cui si è verificato l’attacco, una visita al museo.  

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